A 16 anni, Ahed Tamimi è diventata un’icona per la Resistenza palestinese. Testimone e vittima di Israele – tre membri della sua famiglia sono già stati uccisi e i suoi genitori hanno subito numerosi arresti – ha reagito fin da piccola alle violenze e alle quotidiane umiliazioni inflitte al suo popolo dai soldati di Tsahal. Il suo incredibile faccia a faccia con un soldato israeliano, quando aveva 11 anni, ha fatto il giro del mondo. La ragazzina è entrata nella leggenda, simbolo di un’infanzia palestinese sacrificata sull’altare del sionismo. Ahel ha osato, a mani nude, violare le regole : ha dato uno schiaffo all’onnipotenza dell’esercito israeliano !

La ragazzina intriga l’Occidente e i suoi media, cosi’ solleciti a demonizzare i palestinesi. La sua età e il suo fisico non corrispondono al profilo-tipo del militante. Nella notte dal 18 al 19 dicembre scorso è stata strappata alla sua famiglia e tradotta ammanettata in prigione insieme a sua madre Nariman e a sua cugina Nour, 21 anni. Ahed aveva urlato la sua rabbia ai soldati israeliani che sparavano freddamente a suo cugino Mohammed, 14 anni, tuttora fra la vita e la morte.

Il ministro israeliano dell’Educazione (sic !) Naftali Bennett, ha espresso l’auspicio che Ahed “finisca i suoi giorni in prigione”. A giudicarla, un tribunale militare conosciuto per le sue parodie di processi e le sue violazioni dei diritti dei minori palestinesi. Ahed è tuttora in isolamento in carcere, sebbene minorenne. Come dice sua madre « la Palestina occupata è un luogo di infanzia massacrata ». Torna alla memoria la frase di Nelson Mandela « Sappiamo bene che, senza la libertà dei palestinesi, la nostra libertà è incompleta »…

Giustiniano

12 gennaio 2018

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