Da otto anni in ripresa, l’economia tedesca registra nel 2017 una crescita del 2,2%. L’onda lunga continua. Eppure, chi fosse tentato di congratularsi con capitani d’industria e dirigenti politici governativi farebbe meglio ad astenersene.  Infatti questa forte crescita non è dovuta agli inquilini dei  piani alti della società, ma ai lavoratori. E i problemi risolti grazie a questa fenomenale ripresa sono ben pochi. Alcuni si sono perfino acuiti. Uno di questi è il mancato raggiungimento da parte della Germania degli obiettivi climatici che si era prefissata, conseguente all’inesauribile fame di energia dell’industria.

Ma non è necessario guardare al futuro per vedere il rovescio della medaglia dello sviluppo economico tedesco. Un’occhiata sotto i ponti delle metropoli è più che sufficiente. In città come Berlino, Monaco, Francoforte sul Meno o Amburgo, negli ultimi anni gli affitti sono aumentati tanto da rendere impossibile ad un numero crescente di persone trovare un alloggio a portata delle loro tasche. Devono spostarsi verso periferie sempre più lontane, quando non  finiscono addirittura sulla strada.

Tutto questo non è solo l’effetto di una politica sbagliata del governo federale, dei governi dei Länder e delle amministrazioni comunali o della politica di bassi tassi d’interesse della Banca centrale europea. E’ anzitutto la conseguenza della ripartizione sempre più iniqua e squilibrata della ricchezza. In futuro la politica economica dovrebbe far meno caso alla crescita quanto piuttosto alla maniera di approfittarne tutti. E in primo luogo coloro che la producono.

Giustiniano

12 gennaio 2018

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