Ja, und hier ? Ein kleines Wieschen ?/Da wächst in der Erde leis/das bescheidene Radieschen:/aussen rot und innen weiss (E qui ? Un praticello/Nel terreno cresce silenzioso/il modesto ravanello/Rosso fuori e bianco dentro). Cosi’ Kurt Tucholsky descriveva la SPD all’epoca della Repubblica di Weimar. 90 anni dopo la pubblicazione della poesia, la sua attualità è intatta. Nel corso di cinque giorni di trattative con la CDU/CSU, concluse venerdi’ nella loro sede berlinese, i socialdemocratici hanno rinunciato a quasi tutte le rivendicazioni che contenevano un timido accenno di progresso sociale.

Hanno trovato un accordo su un solo punto importante : in futuro l’assicurazione malattie obbligatoria sarà nuovamente finanziata in uguale misura da padronato e lavoratori. In cambio, i socialdemocratici hanno rinunciato all’assicurazione universale. Non hanno ottenuto neppure l’aumento dell’aliquota fiscale massima. E non hanno nulla da offrire ai disoccupati e a quanti non possono più pagare un affitto.

Inoltre, con il Trattato di libero scambio, CETA, promosso da conservatori e socialdemocratici, si profila uno svuotamento dei diritti dei lavoratori dipendenti e dei consumatori e un abbassamento degli standard ambientali. Nel documento comune, la coalizione rosso-nera esprime l’intenzione di promuovere altri trattati internazionali di questo genere.

La delusione di quel che resta della sinistra socialdemocratica è comprensibile. Noti sostenitori di Schröder come Martin Schulz continuano a controllare le leve del partito e del gruppo parlamentare. Vegliano al mantenimento della linea politica neoliberista, quella dell’Agenda 2010, come dimostra l’intenzione del futuro governo di ridurre a meno del 40% i costi non salariali.

La SPD non sostiene neppure una politica decorosa nei confronti dei profughi. Dopo aver approvato, 25 anni fa, il cosiddetto compromesso sul diritto d’asilo, i socialdemocratici sono sempre in prima fila quando si tratta di ridurre i diritti di quanti cercano protezione. Adesso la SPD, con CDU e CSU,  è pronta a fissare un tetto massimo, incostituzionale,  per l’accoglienza dei richiedenti asilo. La AfD (Alternativa per la Germania) si frega le mani. La coalizione rosso-nera orienta ancora una volta la sua politica in base alle esigenze del partito dominato dai neofascisti. Con una nuova Grosse Koalition, i democristiani possono sperare di non perdere altri elettori, intercettando almeno una parte dei voti della destra mediante un inasprimento della politica interna e di quella sul diritto d’asilo.

Non si vede invece a chi possa servire in futuro  una SPD che continua ad allontanarsi da una politica socialdemocratica. Il suo risultato alle ultime politiche, il 20,5% dei voti, e il crollo di numerosi partiti fratelli in Europa dovrebbero suonare l’allarme. E invece i dirigenti del partito ignorano questi segnali e corrono verso la fine. Uno solo dei delegati socialdemoratici nella trattativa per la formazione del governo ha votato contro il documento finale. Nella direzione socialdemocratica, dopo un acceso dibattito, i voti contrari sono stati sei.

Adesso solo la base potrebbe salvare il partito. La prima opportunità si presenterà domenica prossima al congresso federale, a Bonn. I socialdemocratici avranno la possibilità di bocciare l’accordo e andare a nuove elezioni. Solo con questi presupposti è pensabile che la SPD torni ad una politica di sinistra, sia pure estremamente moderata. Potrebbe dimostrare di essere diversa dal ravanello della poesia di Kurt Tucholsky.

Giustiniano

13 gennaio 2018

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