Gli Ikebiri sono un popolo che vive di pesca e agricoltura sul delta del Niger, in Nigeria. Tramite i legali dell’Ong Friends of earth, che li rappresenta davanti al tribunale di Milano, chiedono all’ENI ed alla sua controllata Nigerian Agip Oil Company (NAOC) 2 milioni di euro di risarcimento danni per un disastro ambientale verificatosi nel 2010 a Clough Creek, nello Stato meridionale nigeriano del Beyalsa e la bonifica di 17,5 ettari di terreni contaminati da 150 barili di petrolio fuoriusciti da un oleodotto.

Secondo la difesa dell’ENI, che opera in Nigeria dal 1962 e ha estratto l’anno scorso 117.000 barili al giorno, i barili sversati sono 50, gli ettari interessati 9 e i danni di 10.000 euro. In dieci dichiarazioni scritte di testimoni dell’incidente, pescatori, imprenditori, contadini, lavoratori del settore petrolifero, si parla di effetti devastanti sulla popolazione locale. Molti hanno dovuto farsi curare per complicazioni legate all’inquinamento. Gli allevamenti di pesce sono andati distrutti. L’incendio sviluppatosi in seguito alla perdita di petrolio ha avuto effetti gravissimi sugli alberi e i pesci della zona paludosa e sussiste il timore che la contaminazione abbia raggiunto la falda acquifera.

Secondo l’ENI, la bonifica è stata fatta e « NAOC ha avviato un dialogo costruttivo con gli esponenti della comunità Ikebiri… ». E’ un esempio del tristemente noto « aiutamoli a casa loro ». I paesi in via di sviluppo, più che essere aiutati, avrebbero bisogno di non essere danneggiati e spogliati dai paesi più ricchi e potenti. E’ vero che molti fuggono da guerre e da regimi oppressivi, ma si dimentica che alcuni paesi, fra i quali il nostro, hanno contribuito e contribuiscono a mantenere, finanziare ed armare quei regimi. Le devastazioni praticate da ENI e da altre compagni petrolifere nel delta del Niger, al quinto posto nell’elenco delle zone più inquinate del pianeta,  sono fra le vere cause che spingono milioni di persone verso l’Europa…

Giustiniano

17 gennaio 2018

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