Direttore Hein fra le cooperative che offrono servizi ai rifugiati politici e richiedenti asilo c’è chi ha intrapreso la via affaristica?Non voglio accusare nessuno di affarismo. Certo l’esistenza di soggetti che partecipano a gare d’appalto lanciando solo offerte economiche al ribasso anche per servizi molto delicati un po’ mi preoccupa. Mi riferisco innanzitutto all’attività presso l’aeroporto di Fiumicino che viene svolta in convenzione con la Prefettura di Roma. Un impegno difficile perché orienta il destino del cittadino straniero intenzionato a richiedere asilo, che può magari esser privo della documentazione necessaria per l’ingresso. Chi risponde a costoro deve dare un ineccepibile orientamento legale che richiede competenza specifica delle normative del diritto d’asilo; deve conoscere perfettamente le procedure e avere un costante profondo aggiornamento della materia dei Paesi d’origine di quelle persone. E’ un compito che necessita di un’altissima professionalità e non può essere svolto da qualsiasi soggetto rivendichi un semplice impegno sociale.Proprio per tale servizio, attualmente svolto da Arciconfraternita, Terra ha richiesto al Prefetto di Roma la documentazione della gara d’appalto effettuata perché c’è chi afferma che l’assegnazione sia stata direttaIo sapevo che una gara c’era stata, prima il servizio veniva gestito dalla Croce Rossa poi subentrò Arciconfraternita. Personalmente non ho i documenti che certificano questo passaggio perché come Cir non siamo coinvolti. Quanto Istituzioni e Amministrazioni locali risultano super partes e quanto esse controllano che i fondi destinati dalla Stato vengano indirizzati a gestori irreprensibili?Francamente non penso ci sia molto controllo e non mi risulta ci sia un monitoraggio della qualità dei servizi resi. Ma non ho motivo di dubitare che non ci siano gare d’appalto. Prendiamo l’esempio del Centro Enea, struttura sui generis fuori del contesto dello Sprar (Sistema protezione rifugiati, ndr) e anche fuori dei Cara (Centri di accoglienza gestiti tramite il sistema dei Comuni italiani, ndr) che sono gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno attraverso le Prefetture. Per il Centro Enea c’è stato un accordo particolare fra Viminale e Campidoglio in quanto è considerato un centro d’eccellenza, non di primissima ma di seconda accoglienza con tutte le caratteristiche per preparare gli ospiti a un percorso d’integrazione una volta ottenuto lo status di rifugiato. A quella struttura sono stati assegnati servizi non solo d’accoglienza ma d’orientamento legale, sociale, psicologico per ben 400 persone. Anche lì vale il discorso che facevo per Fiumicino, la materia del diritto d’asilo è materia specialistica e complessa, occorre affrontare questioni di giurisprudenza, rapporti con altri Stati e chi non è del mestiere non può svolgere in maniera eccellente l’attività e offrire un servizio ottimale.Dunque come tutelare i rifugiati evitando che qualche pressappochista utilizzi a proprio vantaggio i loro drammi?Ripeto: non accuso nessuno di comportamenti speculativi, parlo piuttosto d’una serietà professionale basata sull’esperienza specifica di chi può vantare una conoscenza approfondita e aggiornata. La materia è in continua evoluzione anche a livello internazionale, non ci si può svegliare al mattino e proporsi per questo mestiere. Io non dubito che ci siano procedure burocratiche corrette, metto però in evidenza che il criterio con cui si aggiudicano servizi è prevalentemente se non esclusivamente economico e correlato all’offerta. Ci sono soggetti che, di fronte a un’attività delicata come il citato sportello di accoglienza all’aeroporto di Fiumicino, possono permettersi di lanciare offerte sotto costo vista la gestione d’un gran numero d’attività e di un cospicuo giro d’affari. Il sistema che sceglie in base a una contabilità da ragioniere e guarda solo a costi inferiori è poco convincente.Organismi terzi come l’Unhcr dovrebbero controllare gli appalti che le Istituzioni assegnano a chi propone i servizi? L’Unhcr (Alto Commissariato Onu per i rifugiati, ndr) come emanazione delle Nazioni Unite non è di parte e avrebbe tutti i crismi per poter controllare. Ma solo qualche volta e non dovunque riesce a realizzare una sorta di monitoraggio sugli interventi realizzati. Enrico Campofreda, 11 luglio 2010________________________________________________________________________________Christopher Hein, classe 1947, ha fondato nel 1990 il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) Organizzazione non governativa per la tutela dei rifugiati politici di cui è tuttora direttore. L’attuale presidente è l’ex sindacalista Pezzotta. Hein ha vissuto in Germania i suoi primi trent’anni, ha studiato letteratura francese a Parigi e giurisprudenza a Berlino e Francoforte. E’ avvocato. Nel Sessantotto fu rappresentante degli studenti dell’Università Libera di Berlino e uno dei leader del movimento studentesco, assieme con Joschka Fischer, poi Ministro degli Esteri dei Governi Schroeder, e Daniel Cohn-Bendit, diventato Presidente dei Verdi nel Parlamento Europeo. Hein entrò nel 1978 in servizio alle Nazioni Unite presso l’Alto Commissariato per i Rifugiati. Il lavoro di funzionario internazionale l’ha portato prima in America Centrale poi in Pakistan dove ha lavorato all’interno del programma di assistenza per i rifugiati afghani. Dopo aver intrapreso missioni in Canada, Sud-America, Grecia e un incarico presso la sede centrale dell’organizzazione a Ginevra è arrivato nel 1982 a Roma diventando vice-delegato dell’ufficio Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e Malta. Per otto anni è stato membro del comitato esecutivo del Consiglio Europeo per Rifugiati ed Esuli (Ecre), organismo che riunisce 80 Ong attivi per la difesa del diritto d’asilo. Nel 2003 ne è stato eletto presidente.________________________________________________________________________________

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