La farsa giudiziaria contro Luis Ignacio Lula da Silva segue il suo corso. L’ex presidente brasiliano (2003-2010), che tutti i sondaggi danno favorito alle presidenziali del prossimo ottobre, deve essere tolto di mezzo grazie alla magistratura e ad una campagna mediatica. Una Corte d’appello di Porto Alegre ha perfino aumentato ieri , da nove e mezzo a dodici anni di carcere, la condanna per presunta corruzione e riciclaggio pronunciata in prima istanza nel luglio 2017.  « Vogliono sradicare il Partito dei Lavoratori PT e il nostro governo », ha detto Lula a San Paolo dopo la sentenza, « non accettano più l’ascesa sociale dei più poveri e dei lavoratori ». La caccia alle streghe di cui è vittima Lula, 72 anni, ha anche un effetto positivo : la sinistra brasiliana, con alla testa il movimento dei senza terra MST e quello dei senza casa MTST, è unito come non avveniva da quindici anni grazie alla « difesa della democrazia e del diritto di Lula di essere candidato ».

La lunga paralisi della sinistra dopo le proteste di massa del giugno 2013 ed in particolare dopo il colpo di Stato parlamentare del 2016 contro Dilma Rousseff, succeduta a Lula, è definitivamente superata. Ma il cammino verso un vasto movimento di protesta  è ancora lungo. La maggior parte dei brasiliani, e fra loro molti giovani ex elettori del PT, sono delusi dalla politica. Per loro, Lula non rappresenta più una speranza. Anche se potesse candidarsi, l’esito delle presidenziali sarebbe incerto. La possibilità che finisca in carcere prima delle elezioni è diventata da ieri perfino più probabile. Comunque l’ultima parola non spetta ai giudici di Porto Alegre ma al tribunale elettorale ed alla Corte suprema di Brasilia. Lula resta a piede libero fino all’ultimo grado di giudizio. Secondo i giudici, il gruppo edile OAS avrebbe ottenuto delle commesse dal gigante semipubblico del petrolio Petrobras e fatto rimettere a nuovo un attico al mare per Lula, nel quadro di un sistema di corruzione di grandi proporzioni, Impossibilitati a produrre prove scritte, ad esempio un contratto d’affitto, i giudici hanno riportato le dichiarazioni di un collaboratore di OAS che aveva testimoniato contro Lula.

Il comportamento dei giudici nei confronti di Lula contrasta fortemente con quello tenuto con Michel Temer, illegittimo e impopolare successore della Rousseff, del suo avversario Aécio Neves o dell’ex oppositore di Lula José Serra, che possono continuare indisturbati a governare o ad occupare i loro seggi al Senato. Dilma Rousseff non è la sola a vedere nella condanna di Lula il terzo atto di un colpo di Stato. Il procedimento per l’allontanamento dalla carica contro di lei è stato il primo atto, la politica reazionaria di Temer il secondo e la condanna di Lula il terzo, ha dichiarato Dilma martedi’ nel centro di Porto Alegre, davanti a decine di migliaia di sostenitori del PT.  Lo sdegno per la sentenza non è solo del PT. « La giustizia si rende complice del colpo di Stato » ha dichiarato Paulo Sergio Pinheiro, segretario di Stato per i Diritti umani con il predecessore di Lula, Hernique Cardoso, e più tardi apprezzato diplomatico all’ONU. “Si tratta di una decisione inaccettabile”. Nel Brasile di oggi, Lula non ha nessuna probabilità di ottenre un processo equo.

Negli ultimi giorni ha fatto una forte impressione un rapporto del settimanale Carta Capital nel quale il processo contro Lula viene inserito nel contesto di una strategia continentale contro la sinistra latino-americana. L’uomo politico dominicano  Manolo Pichardo riferisce di un incontro nella metropoli americana di Atlanta, nel corso del quale personaggi politici conservatori dell’America latina hanno discusso strategie di destabilizzazione come quelle che hanno condotto ai colpi di Stato « morbidi » in Honduras nel 2009 e in Paraguay nel 2012. Pichardo ne è convinto : « le nostre oligarchie non muovono un dito senza l’approvazione o le istruzioni degli USA ».

Giustiniano

25 gennaio 2018

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