Kotor o Càttaro, con la sua baia che penetra nell’interno per quasi 30 km,  la Boka Kotorska o Bocche di Càttaro, è oggi la regione turistica più frequentata del Montenegro. Situata alla sua estremità meridionale, questa baia sul Mar Adriatico era la seconda base navale dell’ex impero austro-ungarico dopo quella di Pula (Pola) nella penisola dell’Istria. Nel 1918 40 unità della Marina da guerra imperiale si trovano nella baia : si tratta di una flottiglia di incrociatori con la corazzata « St Georg » (7300 tonnellate e 629 uomini di equipaggio) come nave ammiraglia. 6000 marinai servono e soffrono a bordo delle navi, di diverso tipo ed età. Ci sono anche sottomarini tedeschi, a Pola e Cattaro, facenti parte della « Flottiglia del Mediterraneo ». Gli equipaggi della Marina da Guerra austro-ungarica sono delle diverse nazionalità dello Stato multinazionale absburgico, composto dal 31,3% di croati, 20% di ungheresi, 16,3% di austriaci, 14,4% di italiani, 10,6% di cèchi e 2,8% di slovacchi. Queste proporzioni si riflettono nella composizione degli equipaggi delle navi, da tempo inattive nella baia. I marinai sono stanchi della guerra. Le condizioni a bordo sono catatrofiche ed indegne. Il trattamento sempre peggiore degli equipaggi, cosi’ diverso da quello riservato agli ufficiali, le vessazioni da parte dei superiori, le punizioni draconiane e le licenze non accordate da anni alimentano un crescente malcontento. Sotto l’impressione dell’inizio delle trattative di pace di Brest-Litowsk e dei grandi scioperi, iniziati a Wiener-Neustadt, nei grandi centri industriali dell’impero, in occasione dei quali i marinai di Pola avevano solidarizzano con i lavoratori dell’arsenale in agitazione, anche a Cattaro i marinai e gli operai degli arsenali della baia si uniscono per rivendicare la fine della guerra e una rapida conclusione della pace. E’ progettata una dimostrazione comune per il 1° febbraio, come stabilito in incontri segreti nelle piccole osterie sulle rive della baia. Il segnale deve  essere dato dalla nava ammiraglia « St Georg ». Cosi’ vogliono i marinai più decisi, fra i quali emerge il nostromo Franz Rasch, un socialdemocratico originario di Troppau (Opava), in Moravia.

Il 1° febbraio 1918, a mezzogiorno preciso, un colpo a salve sparato da un cannone del « St  Georg » rimbomba sulle acque della baia. Sull’albero per le segnalazioni viene issata la bandiera rossa. I marinai della maggior parte delle navi seguono l’esempio. Quasi senza spargimento di sangue, gli ufficiali vengono disarmati e chiusi nelle loro cabine. Sorgono spontanei comitati di marinai, che mandano ognuno due rappresentanti al Consiglio centrale dei marinai costituito sul « St Georg ». Fin dall’inizio Franz Rasch si sposta sul « St Georg ». Ha preparato gli elementi essenziali di un memorandum, che contiene le rivendicazioni dei marinai, intitolato « Quello che vogliamo ». La prima è l’avvio di immediate trattative sulla base della proposta russa di una pace senza annessioni né riparazioni. Ulteriori rivendicazioni politiche sono anzitutto l’accettazione del programma in 14 punti del presidente americano Wilson, il diritto all’autodeterminazione di tutte le nazioni, governi democratici in Austria e in Ungheria ed il diritto dei marinai di scegliere loro rappresentanti. Un secondo gruppo di rivendicazioni riguarda il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Il 2 febbraio, la risposta del comandante del porto militare, von Gussek, è un ultimatum, con l’intimazione di ammainare immediatamente la bandiera rossa e di ristabilire l’autorità degli ufficiali, altrimenti si minaccia di impiegare i cannoni dei forti e delle batterie a terra. Il Consiglio dei marinai rifiuta. Gussek prolunga l’ultimatum fino alle 10 del 3 febbraio, per aver il tempo di preparare la repressione della sollevazione. E’ necessaria a questo scopo la III Divisione della flotta da guerra chiamata in aiuto da Pola. Nelle prime ore del 3 febbraio arrivano all’imbocco della baia 3 navi da guerra da 10.600 tonnellate e alcune torpediniere con equipaggi scelti.  Mentre il nemico agisce, i marinai, isolati dal mondo esterno, aspettano. Dopo discussioni infruttuose,  il Consiglio centrale è esausto. A terra, l’ufficio postale non ha inoltrato i telegrammi, anzitutto alla direzione del partito socialdemocratico a Vienna. Indecisione, inesperienza politica e ingenuità consentono agli ufficiali, trattati con grande magnanimità, di confondere e destabilizzare con argomenti demagogici molti marinai.

Già nel pomeriggio del 2 febbraio alcune navi ammainano la bandiera rossa e passano oltre la linea dei sottomarini tedeschi, che hanno sbarrato la baia interna. Fra questa linea e le navi da guerra entrate nella baia esterna si conclude, entro il pomeriggio del 3 febbraio,  la sollevazione cominciata con tante speranze appena tre giorni prima. La « St Georg » è l’ultima nave ad ammainare la bandiera rossa.  In poche ore, oltre 800 marinai vengono arrestati e rinchiusi nelle casemattedei forti. 40 di loro sono tradotti davanti a una corte marziale. Sono condannati a morte Franz Rasch, Anton Grabar, Jerko Sissgorič e Mate Berničević. Cadono alle 6 del mattino dell’11 febbraio 1918, sotto i colpi del plotone d’esecuzione, contro il muro del cimitero di Skaljari presso Cattaro. Gli ultimi marinai detenuti devono aspettare il crollo definitivo dell’impero austro-ungarico, nell’ottobre-novembre 1918, per tornare in libertà.

Giustiniano

12 febbraio 2018

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