La Francia democratica si chiede cosa abbia spinto i membri dell’Alto comitato delle commemorazioni nazionali ad inserire nella loro lista, per l’anno 2018, il nome di Charles Maurras. Maurras (1868-1952) è il teorico dell’antisemitismo di Stato. Direttore de L’Action française, descrive nel 1920 gli ebrei come « dominatori finanziari » e « perturbatori rivoluzionari ». « Orde su orde arrivano dall’Europa centrale e orientale : li accoglieremo come fratelli e sorelle ? Li sistemeremo a nostre spese, al nostro posto, sulle ceneri dei nostri focolari ? »

Léon Daudet (figlio di Alphonse), collaboratore di Maurras, giustifica, negli anni 30, le misure del governo nazista : «le rappresaglie antisemite del’hitlerismo non sono niente rispetto ai massacri ai quali reagiscono. Hitler ha solo messo la sua forte mano su un potenziale di collera che esisteva nel popolo tedesco ben prima di lui… E’ probabile che abbia prevenuto, con le sue sevizie legali e tutto sommato benevole contro gli ebrei, degli orribili pogrom. » Nel maggio 1936, dopo la vittoria del Fronte popolare e la nomina di Léon Blum alla testa del governo, Maurras scrive « Bisogna vedere, concepire, intendere, combattere e abbattere Blum in quanto ebreo ». Per lui, l’arrivo al potere del maresciallo Pétain nel 1940 e la fine della repubblica è una « divina sorpresa ». D’altronde, è un ardente sostenitore di Mussolini e di Franco.

Fa appello a più riprese a reprimere la Resistenza, procedendo all’esecuzione di ostaggi. Non trova nulla da dire sulla deportazione degli ebrei stranieri e di quelli francesi. Il 25 febbraio 1943 consiglia per gli ebrei « il ghetto, il campo di concentramento e, per quelli che vorranno continuare… la corda. » Arrestato nel 1944, Maurras viene processato dall’Alta corte di giustizia di Lione, dal 24 al 27 gennaio 1945. Ricorda ai giudici, a ragione, che « Goebbels portava ancora i calzoni corti quando era stata elaborata la dottrina de L’Action française sull’antisemitismo razziale ».

Maurras, condannato al carcere a vita, è  graziato dopo sei anni di detenzione, durante i quali continua la sua propaganda antisemita su Aspects de France , che ha preso il posto de L’Action Française. A meno di cedere al masochismo, al relativismo o all’indifferenza, non si capisce perché la Repubblica francese dovrebbe celebrare un personaggio che ha passato la sua esistenza ad odiarla. Il suo erede politico, manco a dirlo, è il Front National della famiglia Le Pen.

Giustiniano

23 febbraio 2018

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