Pur senza negare l’importanza dello sviluppo tecnologico, sia passato che  futuro, bisogna dire che il progresso della tecnica non va sempre a vantaggio di tutta l’umanità. Ad esempio, buona parte della popolazione mondiale – 3,572 miliardi di persone (stima per il 2018). – non usufruisce dell’informatica E molti che ne fruiscono devono essere definiti, purtroppo, analfabeti tecnologici, prigionieri di una tecnologia che non comprendono e non sono capaci di utilizzare completamente, mentre ne dipendono sempre di più.

Il progresso tecnologico, inoltre, non offre soluzioni sufficienti ai problemi sociali dell’umanità, come quello della fame. Oggi produciamo alimenti in grado di nutrire fino ad 11 miliardi di persone, molte di più dei 7,5 miliardi attuali. Ma, in realtà, fra 800 milioni e 1 miliardo soffrono la fame. La soluzione del problema della fame, garantendo il necessario a tutti gli abitanti del pianeta, non dipende da una migliore tecnologia alimentare o da una produttività ancora maggiore. La prova è che ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nella spazzatura. Oltre ad una più giusta distribuzione del cibo e ad una produzione conforme alle necessità delle persone e non a quelle degli speculatori di Borsa o utile a sodisfare la fame di « biocarburante » delle macchine, la richiesta di sovranità alimentare deve finalmente essere esaudita. I piccoli agricoltori devono avere il controllo della produzione degli alimenti.

Le domande sono molte. La tecnologia è neutra ? Un progresso tecnologico senza freni puo’ risolvere i gravi problemi sociali del nostro tempo ? Quali sono i limiti della tecnologia ? Simili dubbi non sono espressione di conservatorismo nei confronti del progresso tecnico ma una critica del suo significato. Piaccia o no, la moderna tecnologia è subordinata all’auto-valutazione del capitale. Il progresso tecnico tende perfino ad accelerare tutte le attività che servono all’accumulazione. Il certi settori è molto più lento, o è bloccato, come avviene per i brevetti di molti farmaci che potrebbero alleviare molti problemi sanitari nel mondo.

La tecnologia non è socialmente neutra. Il suo sviluppo è legato all’accumulazione capitalistica. Non dimentichiamo che per ogni tecnologia è prescritta una « forma sociale », un modo di entrare in relazione col prossimo, di costruire noi stessi. Basta guardare come la società « produce »  l’automobile, quali forme di energia richiede. Nella nostra società, macchine, individualismo e carburanti fossili sono collegati. Ma quale forma di società è inerente al progresso tecnologico, che dovrebbe promuovere la democrazia, nel quale tutti ci integriamo ? Abitualmente molti « progressi » tecnici sostituiscono la forza lavoro, fisico o intelletuale, e questo rende superflui molti lavoratori. Vengono esclusi o sostituiti anche quelli che non hanno accesso alla tecnologia. Tutto questo trasforma il lavoro, contribuisce alla sua flessibilizzazione che, nella maggior parte dei casi, è un sinonimo di sfruttamento. L’uomo finisce per diventare un utensile per le macchine. Dovrebbe essere il contrario. Per realizzare un’inversione bisogna cambiare le condizioni sociali e i rapporti di produzione, perché la tecnica potenzi le forze dell’uomo invece di sostituirle.

Giustiniano

24 febbraio 2018

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