Giovedi’ 22 febbraio Mariam Shariatmadari, una giovane iraniana con una coda di capelli lunghi e biondi, sale su un armadietto elettrico situato all’incrocio dei viali Enghelab e Taleghani, nel centro di Teheran, e brandisce il suo velo islamico bianco. Un poliziotto la invita a scendere. Intorno, si raccoglie un capannello di gente. Sono sempre più numerosi. Qualcuno applaude. Dopo qualche minuto, il poliziotto monta sull’albero accanto e la fa cadere con un calcio. Ferita al ginocchio, la ragazza viene trasferita alla prigione di Evin, in attesa di essere giudicata.

Mariam si è laureata all’università Amirkabir di Teheran. Si oppone pubblicamente alla legge che obbliga le donne della Repubblica islamica d’Iran a portare il velo islamico. Il movimento è iniziato quando, il 27 dicembre 2017, su quell’armadio elettrico sale Vida Mohaved, 31 anni, e toglie il suo velo. Da allora sono una trentina le donne che sfidano il potere facendo lo stesso gesto, nella capitale ed anche in provincia.

Le critiche per il comportamento del poliziotto dilagano. Per Nasrin Satoudeh, celebre avvocata iraniana dei diritti umani, « ha commesso un atto illegale. Non solo nessun uomo ha il diritto di fare questo a una donna, ma ha abusato del suo potere. Le donne del nostro paese vogliono essere loro a scegliere come vestirsi ». Una delle sue clienti, Narges Hosseini, arrestata il 29 gennaio, è accusata di « essere comparsa il pubblico senza velo », un atto illegale secondo la charia in vigore nella Repubblica islamica d’Iran,  e di « aver incoraggiato alla corruzione », un’accusa che puo’ costarle fino a dieci anni di carcere.

Narges Hosseini è stata liberata dalla prigione di Gharchak, alla periferia della città di Karaj, 40 km da Teheran, pagando una cauzione di 60 milioni di toman (10.000 euro). Giovedi’, qualche ora dopo che Mariam ci si arrampicasse, il famoso armadietto elettrico è stato modificato in modo da impedire che altre ragazze ci si arrampichino. Basterà ?

Giustiniano

26 febbraio 2018

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