Il processo intentato a Fabio Vettorel, militante anti-G20, è saltato. La giudice competente è in congedo maternità e, dunque, il processo non puo’ continuare. Probabilmente ne dovrà essere istruito un altro dalla stessa giudice, dopo la fine del congedo maternità, o da un altro/a. Il caso di Fabio Vettorel è diventato il simbolo della repressione dei dimostranti contro l’ultimo vertice del G20.

Il 7 luglio Fabio, 18 anni, viene arrestato ad Amburgo. Gli viene contestata la partecipazione ad una manifestazione nel corso della quale degli avversari del vertice hanno lanciato pietre ai poliziotti. Fabio viene accusato di lesioni a pubblico ufficiale e violazione dell’ordine pubblico. Il militante viene sottoposto a cinque mesi di detenzione preventiva. Il suo caso desta la generale indignazione. Una campagna di solidarietà sollecita la sua liberazione.

Nel corso delle dodici udienze non è stato possibile ascoltare neppure un testimone a carico né dimostrare una « azione individuale ». Il 23 gennaio la giudice ha dichiarato che mancavano gli estremi per una condanna per i reati di lesioni contestati. Resta la violazione dell’ordine pubblico. Per il tribunale di Amburgo chi, come Fabio Vettorel, ha partecipato alla manifestazione del 7 luglio, è colpevole di violazione dell’ordine pubblico anche se non ha commesso alcuna violenza.

Il tribunale si riferisce ad una sentenza della Corte federale che, nel maggio 2017, ha deciso che « marciare ostentatamente  in un gruppo pronto a commettere violenze basta per essere condannati ». Il tribunale di Amburgo trascura di precisare che la decisione della Corte federale riguarda due gruppi violenti di hooligan e non le manifestazioni. « Un dimostrante non deve allontanarsi se dei singoli lanciano  oggetti », spiega l’avvocata che difende Fabio, chiedendole l’assoluzione. Per lei non c’è dubbio che « condannare Fabio significa attentare alla libertà di riunione ».

Come andrà a finire non è chiaro. Gli arresti sono stati 70, ma il solo ad essere accusato è stato Fabio Vettorel, che ha espresso l’intenzione di tornare in Italia.

Giustiniano

27 febbraio 2018

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