E’ il 28 febbraio 1978, quartiere Cinecittà, a Roma. L’omicidio di Roberto Scialabba viene rivendicato con una telefonata all’agenzia ANSA : « La gioventù nazional rivoluzionaria colpisce dove la giustizia borghese  non vuole. Abbiamo scoperto noi chi ha ucciso Ciavatta e Bigonzetti. Onore ai camerati caduti ». I fascisti assassini sono otto: Cristiano e Valerio Fioravanti, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi, Dario Pedretti, Francesco Bianco, Paolo Cordaro e Massimo Rodolfo.  Arrivano a bordo di tre auto e sparano su un gruppo di ragazzi. Il nome di Francesco Bianco risalta fuori trent’anni dopo, quando Gianni Alemanno, eletto sindaco di Roma, lo fa assumere come autista all’ATAC.

Roberto Scialabba, un giovane operaio elettricista di 24 anni, è colpito al torace da alcuni colpi. Resta a terra. Lo finisce, con due colpi alla testa, Valerio Fioravanti. Si tratta di uno dei 29 attentati rivendicati nel 1978 dai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, fascisti strettamente collegati alla Banda della Magliana. Ne rivendicheranno 43 nel 1979 e 32 nei primi sei mesi del 1980, l’anno della strage della stazione di Bologna, dove periscono 85 persone e ne vengono ferite oltre 200. Dietro  i NAR ci sono i Servizi segreti, « deviati » naturalmente, e la Massoneria, in particolare la Loggia massonica P2, finanziata dai Servizi segreti americani per organizzare attentati terroristici in Italia, che conta fra i suoi aderenti (ministri, deputati, alti ufficiali dell’esercito, della marina e dei carabinieri, commissari, magistrati, giornalisti, banchieri) tale Berlusconi Silvio, tessera n°1816.

Nella sentenza relativa alla strage di Bologna che la Cassazione emette il 23 novembre 1995 si parla della « esistenza di una vasta associazione sovversiva composta, da una parte, da elementi provenienti da movimenti neofascisti sciolti come Paolo Signorelli, Massimiliano Fachini, Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, Maurizio Giorgi, Marco Ballan… e, dall’altra, da Licio Gelli, Francesco Pazienza, dal generale Pietro Musumeci e dal colonnello Giuseppe Belmonte. Valerio Fioravanti è uno degli esecutori della strage.  Arrestato il 5 febbraio del 1981 a Padova, viene condannato a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione. Ne sconta 26.  E’ in libertà dall’aprile 2009.

I media italiani del 1978, ad eccezione del quotidiano « Lotta Continua », avevano tentato di far passare l’omicidio di Roberto Scialabba come un regolamento di conti fra spacciatori, cercando di far diventare un  giovane compagno, assassinato dai fascisti, un tossico ucciso per storie di droga…

Giustiniano

28 febbraio 2018

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