All’indomani degli scontri di Valle Giulia, il 1° marzo 1968, Pier Paolo Pasolini scrive per« Nuovi Argomenti » – rivista di matrice marxista fondata nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia – una poesia dal titolo « Il PCI ai giovani », venduta poi, (« proditoriamente », secondo lo stesso Pasolini)  a Panorama. I suoi versi sono stravolti e semplificati da coloro che tentano di screditare gli studenti che, a loro avviso,  non studiano, fanno cortei, malmenano e insultano la gente, imbrattano i muri mentre, per placarne la furia, dei poliziotti per quattro soldi mettono a rischio la vita.

Leggendo « Il PCI ai giovani » con cognizione di causa, risulta evidente come a Pasolini non prema tanto “assolvere” i poliziotti, quanto stigmatizzare gli atteggiamenti piccolo-borghesi e prepotenti di alcuni di quei contestatori che, secondo il poeta, sono in ritardo sulla storia e persi in una lotta generazionale interna alla classe borghese. « Buona razza non mente », rimprovera loro Pasolini. C’è chi è tentato di dargli ragione vedendo quanti, lanciando anatemi contro il 68, allietano la corte di Silvio Berlusconi.

Per il poeta, gli studenti sono comunque « dalla parte della ragione » e la polizia « dalla parte del torto ». Ma non saranno gli studenti a fare la vera rivoluzione, perché sono figli di borghesi. La faranno gli operai. Sono loro il vero pericolo per il potere capitalistico e saranno loro a subire la repressione poliziesca più pesante. Gli studenti devono impadronirsi del PCI, che ha l’obiettivo teorico di distruggere il Potere, ma è finito in mani indegne, di « borghesi coetanei dei vostri stupidi padri ».

Pasolini non intende certo giustificare i metodi della polizia. Infatti nessuno puo’ essere assolto o giustificato dalla propria povertà. Men che meno chi porta una divisa. Carlo Giuliani e le centinaia di giovani torturati, brutalizzati nella Caserma di Bolzaneto o nella scuola Diaz, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, la folta schiera di vittime di trattamenti razzisti inflitti in caserme e commissariati a persone di un altro colore dimostrano che i responsabili non meritano alcuna difesa.

“Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia” scrive Pasolini nel giugno 1968. Ha alle spalle quattro fermi, sedici denunce e undici processi come imputato, oltre a tre aggressioni da parte di neofascisti e una perquisizione del proprio appartamento da parte della polizia in cerca di armi da fuoco…

Giustiniano

1° marzo 2018

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