Di recente, molti osservatori hanno continuato a sottovalutare Donald Trump. Fino a quando, lo scorso fine settimana, il presidente USA ha comunicato tramite Internet che anche i suoi più fedeli alleati imbrogliano da tempo l’America e che, per questo, nessuno verrà dispensato dai dazi che penalizzano le importazioni. Giovedi’ sera Trump ha introdotto dazi antidumping sull’acciaio e sull’alluminio. Nell’’UE regna una grande agitazione. Ma Bruxelles ha molto da nascondere.

Da anni l’UE protegge le sue industrie con un cocktail di ostacoli al commercio diversi dalle tariffe doganali. Si tratta, ad esempio, di obblighi ambientali, prezzi minimi per gli importatori e di dazi. Ai pannelli solari cinesi viene applicato un sovrapprezzo del 50%. Diritti doganali antidumping, che colpiscono anzitutto prodotti industriali cinesi, valgono anche per prodotti siderurgici (fino al 90%), alimenti ed additivi alimentari (fino al 126%). Anche i dolcificanti, i pneumatici per gli autobus, gli assi da stiro sono protetti.

Fin dalla fondazione dell’UE, molti prodotti agricoli godono di una speciale protezione. Lo zucchero è un caso classico. Il mercato UE è stato liberalizzato in ottobre. Da allora non ci sono più quote zucchero in Europa per regolare la quantità di zucchero che i produttori possono immettere sul mercato. Questa decisione serve a facilitare l’agroindustria sul mercato mondiale. Le esportazioni aumentano e le importazioni calano. Queste ultime dovrebbero essere dimezzate nel 2018.

Le barriere doganali europee mettono spesso fuori gioco proprio i paesi in via di sviluppo e quelli emergenti. Per quanto riguarda lo zucchero, sono colpiti il Brasile, la Colombia e Cuba, dove la produzione dello zucchero di canna costa meno di quella dello zucchero di barbabietola in Europa. Ma l’importazione di zucchero nell’UE viene gravata da dazi che raggiungono il 100%. Solo piccole quantità provienenti da alcuni paesi sono esenti da dogana o godono di riduzioni.

Neppure gli USA sono esentati da barriere doganali. Solo le alte tariffe doganali fanno si’ che sulle strade europee circolino pochissime Chevrolet e pick-up. Sulle auto importate dagli USA l’UE preleva un dazio del 10%, mentre gli USA si limitano al 2,5%. E i pick-up con la loro grande superficie di carico, tanto apprezzati negli USA, non sono considerati automobili in Europa. Pagano, per questo, un dazio del 22%.

Quando si tratta di dogane e di altri ostacoli al commercio i paragoni sono problematici, tuttavia si puo’ dire che, in media, il livello dei dazi nell’UE è superiore a quello in vigore negli USA. I nuovi dazi introdotti negli USA dovrebbero riequilibrare la situazione. Le critiche del protezionismo USA da parte di molti dirigenti europei sono lacrime di coccodrillo. L’agenzia di stampa Bloomberg scrive nella sua analisi che si tratta di un « balance of power », equilibrio delle forze.

Siamo ancora lontani da una guerra commerciale fra UE e USA. Finora i dazi doganali rispettano le regole dell’OMC. Se questo vale anche per i nuovi dazi introdotti è discutibile.I dazi doganali anti-Trump minacciati mercoledi’ dall’UE per una dozzina di gruppi di prodotti sono punture di spillo. Il valore di jeans e acciaio, motociclette e cereali importati dagli USA è di 2,8 miliardi di euro e rappresenta meno dell’1% delle importazioni USA dall’UE. Nel 2017 gli USA avevano esportato nell’UE merci per oltre 250 miliardi di euro. Le esportazioni dell’UE negli USA sono molto superiori : nel 2017 hanno raggiunto i 375 miliardi di euro.

Giustiniano

11 marzo 2018

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