Le esportazioni in 70 Paesi di pelli e di articoli in pelle del Bangladesh rappresentano un affare di svariate centinaia di milioni di euro. Ma la lavorazione della pelle è nociva per le persone e l’ambiente. A Bologna, negli stand di Lineapelle, la più importante fiera del settore del mondo, si possono ammirare tutti i tipi e i colori di pelle ma anche scarpe, borse, giacche e cinture. Ogni sei mesi, si incontrano qui rappresentanti delle concerie e acquirenti di pelli di aziende calzaturiere e delle moda. Espositori e visitatori professionali rappresentano 50.000 aziende che coprono il 40% della produzione mondiale, con un giro d’affari annuo di svariate decine di miliardi di euro. I maggiori produttori di pelli del mondo sono la Cina, l’India, il Brasile e gli USA. Paesi più piccoli, come il Pakistan e il Bangladesh, aumentano la produzione puntando sui prezzi bassi.

La più grande conceria del Bangladesh produce 230.000 mq di pelle di capra e vacchetta al mese per scarpe e borse. Da 30 anni esporta soprattutto in Italia, in Germania e adesso anche in Cina, dato che molti clienti vi hanno delocalizzato i loro calzaturifici. In Bangladesh sorgono nuovi calzaturifici, perché i cinesi vi delocalizzano a loro volta la produzione. In Cina salari e prezzi dei terreni sono in aumento. A Dhaka, capitale del Bangladeh con 12 milioni di abitanti, la Festa del sacrificio è il giorno più importante dell’anno per l’industria conciaria. In questo giorno vengono macellate nel Paese circa dieci milioni e mucche e capre. Nei mesi successivi, le concerie lavorano a pieno ritmo.

Hazaribagh è un quartiere di Dhaka sulle rive del Buriganga, il fiume più importante della metropoli, dove si trova il centro dell’industria conciaria. 15.000 persone lavorano in 155 concerie. Le pelli macerano in grandi vasche, quindi passano in bottali, dove vengono lavate. L’odore è insopportabile. Accanto, sacchi di prodotti chimici e fusti di plastica blu pieni di simboli come « corrosivo», « velenoso », « inquinante ». Per lavare le pelli sono necessarie sei-sette diverse sostanze chimiche, che emanano odore di gas e di carne in putrefazione. Molti di questi gas, come l’acido solfidrico,  sono velenosi. Causano infiammazioni degli occhi, danni alla cornea e malattie respiratorie.

Nessuno è munito di tute protettive. Quasi tutti sono scalzi. Solo pochi portano stivali di gomma. Nessuno ha una maschera antigas. Al piano superiore dei ragazzi, 13-14 anni, con un panno intorno ai fianchi e una canottiera, sono seduti a terra e tagliano i margini inutilizzabili di piccoli pezzi di pelle. Dormono nella fabbrica. Quasi tutti soffrono di malattie degli occhi, delle vie respiratorie e della pelle. La sottonutrizione provoca malattie croniche come tumori allo stomaco e all’intestino. Molti lamentano dolori al basso ventre. Mangiano poco e male e lavorano troppo. Turni di più di dieci ore al giorno per 60-80 euro al mese. Le scorie di pelle non vengono smaltite ma marciscono negli spiazzi del quartiere, dove giocano i bambini. I piccoli corsi d’acqua sono cloache che diffondono malattie e sboccano nel fiume. I pesci sono morti. Come le persone.

Ogni giorno le concerie scaricano nel fiume 20.000 mc di liquami. I valori del cromo e del piombo sono mille volte più alti di quelli consentiti. Da 20 anni esiste un progetto di trasferimento delle concerie a 20 km dalla città, in una zona industriale dotata di un depuratore centrale. Terreni, strade e linee elettriche sono pronti ma i padroni delle concerie non hanno alcun interesse a traslocare. Le fabbriche nuove costano. Si dovrebbe portarvi gli operai o costruire delle case sul posto. Chi lavora a Hazaribagh vive accanto alle fabbriche. Gli « incidenti » sono frequenti. Quando perdono un braccio gli operai, pagati a cottimo, perdono anche il lavoro. Gli indennizzi sono rari.

Nelle concerie di Hazaribagh, le condizioni di lavoro sono proibitive, non esistono contratti, assicurazione, protezione in caso di incidente o malattia. Il quartiere occupa il 5° posto nel triste elenco dei luoghi più inquinati del mondo. Gli acquirenti lo sanno, ma a preoccuparli sono solo i prezzi. Spesso un centesimo decide una commessa. A nessuno interessa come viene realizzata. Se la conceria possiede un impianto di depurazione. Se ci lavorano dei bambini. Si informano dell’imballaggio, dei tempi necessari al trasporto. Perché mai dovrebbero interessarsi a qualcos’altro ?…

Giustiniano

13 marzo 2018

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