L’assassinio, con cinque pallottole nella testa, mercoledi’ 14 marzo,  di Marielle Franco, 38 anni, sociologa, consigliera comunale di Rio de Janeiro, paladina degli abitanti delle favelas dove era nata, dei diritti delle donne, delle comunità quilombolas, dei popoli amerindi, della causa ambientalista, conferma che l’impegno militante e la volontà di trasformare una società ingiusta puo’ costare la vita. Marielle era reduce da una riunione con delle donne.

In Brasile, ogni 21 minuti un giovane discendente di schiavi africani muore. Il presidente Temer ha incaricato i militari di sostituirsi alla polizia di Rio nella lotta all’insicurezza. Molti vedono planare il fantasma della dittatura militare che ha schiacciato il paese dal 1964 al 1985. Marielle Franco si opponeva a questo spiegamento di forze nelle favelas, dove gli abitanti sono spesso vittime collaterali degli scontri fra fazioni di narcotrafficanti e forze dell’ordine.

Gli abitanti di Rio sono subito scesi in strada per denunciare quello che ha tutta l’aria di un assassinio politico. Marielle era cresciuta nella favela di Maré, dove aveva cominciato a lavorare a 11 anni per pagarsi la scuola. Sostenuta dai più poveri, era stata eletta consigliera comunale nella lista del Partito Socialismo e Libertà con oltre 45.000 voti. Poco prima di morire aveva rivolto gravi accuse al 41° battaglione della Polizia militare di Rio, una delle più violente della città.

I giovani sono in strada. Vogliono passare “do luto a luta » (dal lutto alla lotta). Oggi, sabato 17 marzo, una manifestazione per Marielle Franco parte a Parigi da Place de l’Opéra alle 14.

Giustiniano

17 marzo 2018

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