Sentendo « prigioniero politico negli USA » si pensa a Mumia Abu Jamal o a Leonard Peltier. Eppure ci sono dozzine di altri prigionieri, talvolta da decenni nei penitenziari americani, spesso detenuti in condizioni disumane, dimenticati e senza alcuna speranza di tornare il libertà. Uno di loro è Ruchell « Cinque » Magee. Le uniche sue foto disponibili risalgono agli anni 70. A differenza di altri prigionieri politici, non ha una pagina web né una menzione su Wikipedia. Ha trascorso tre quarti della sua vita nelle prigioni della California. Non ha più contatti con la persona che gli è più vicina, ex membro del Black Panther Party, che gli aveva fatto visita in carcere per la prima volta nel 1971. Recentemente ha assicurato ad una sua sostenitrice, che corrisponde con lui dall’inizio degli anni 90, che probabilmente il suo rilascio è imminente.

L’incubo di questo afro-americano, che ha oggi 79 anni, comincia nel sud razzista e segregazionista, a Frnklinton in Louisiana. A 16 anni, dopo essere stato visto, in una roccaforte del Ku Klux Klan, con una ragazza bianca, viene arrestato, tradotto in giudizio per “tentativo di stupro” e condannato. Deve trascorrere quasi otto anni nell’orribile Angola State Prison. Sua madre muore. Le autorità locali, che hanno confiscato la sua casa natale, negano a un “criminale” messo in libertà di farvi ritorno. Per sfuggire al linciaggio che lo minaccia, Ruchell si rifugia a Los Angeles.

Ma la sua libertà dura poco. Nel 1963 viene nuovamente arrestato per una banale lite con un conoscente e un paio di resti di marihuana del valore di 10 dollari. La condanna, per furto e sequestro di persona, è draconiana : ergastolo. Magee comincia a ribellarsi contro il razzismo e l’incredibile ingiustizia del sistema giudiziario degli USA con un’ostinazione che, come dicono i suoi sostenitori, dura ancora oggi. Legge tutto quello che gli capita e si politicizza. Si unisce ad altri detenuti e comincia a chiamarsi “Cinque”, come lo schiavo africano Joseph Cinquè, che si impadronisce nel 1839, con altri deportati, della nave “Amistad”, invertendone la rotta e riportandola nella sua patria africana. Alla fine degli anni 60, nel carcere di St.Quentin, partecipa al movimento dei detenuti e diventa un esperto « jailhouse lawyer », un consigliere giuridico che fornisce assistenza agli altri prigionieri e ne aiuta alcune dozzine a recuperare la libertà.

« Ru », come lo chiamano amici e compagni, diventa un prigioniero politico in senso proprio dopo l’udienza del 7 agosto 1970 nel tribunale distrettuale di Marin, dove è citato come testimone. Quando un giovane nero, pesantemente armato, irrompe nella sala e porge delle armi a tre prigionieri afro-americani, fra i quali Magee, « Ru » si unisce spontaneamente a loro. Il gruppo prende come ostaggi il pubblico ministero, il giudice e tre giurati, con l’obiettivo di scambiarli con i « Fratelli Soledad », uno dei quali è il famoso George Jackson. Ma le guardie e i poliziotti crivellano di colpi la macchina dove sono sequestratori e sequestrati. Ci sono quattro morti. L’unico sequestratore a sopravvivere, gravemente, ferito, è Magee. Il giovane autore dell’azione nell’aula del tribunale è il fratello di George Jackson, guardia del corpo di Angela Davis. Estranea al fatto, Angela viene accusata di aver fornito le armi e aver partecipato alla « congiura ». La Davis viene assolta nel 1972, anche grazie ad una campagna mondiale di solidarietà.

La situazione di Magee è ormai disperata. Nel 1975 viene condannato a un secondo ergastolo per sequestro. Fino all’ultimo  rivendica il suo diritto a resistere per liberarsi dalla schiavitù. “La mia lotta riguarda la denuncia del sistema”, dice. Da oltre mezzo secolo, le istanze di rimessa in libertà del prigioniero politico sono respinte. I pochi sostenitori con i quali è rimasto in contatto per decenni leggono nelle sue lettere nuove speranze. Secondo loro, Magee è convinto di poter recuperare la libertà, dopo 62 anni di carcere,  grazie a una nuova iniziativa per la liberazione dei detenuti più vecchi e malati dai sovraffollati penitenziari californiani.

Giustiniano

18 marzo 2018

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