Lorraine è un motel di Memphis (Tennessee), la metropoli del jazz e del blues. Si chiama come la canzone d’amore di Nat King Cole, « Sweet Lorraine », ed è un indirizzo noto a tutti i musicisti neri. Quando il difensore dei diritti civili Martin Luther King (1929-1968) passa da Memphis, è là che si ferma. Il 4 aprile 1968 King è sul balcone del motel e scherza con un gruppo di amici, in attesa di andare a cena. Sono le 18. Una pallottola, mortale, lo colpisce alla gola. La polizia trova l’ arma del delitto, un fucile Remington, con un’impronta digitale che porterà fino all’attentatore, a 100 metri di distanza. Due mesi dopo un uomo, Jales Earl Ray, sospettato di aver commesso il diritto, viene arrestato. E’ un delinquente abituale. Viene condannato a 99 anni di carcere.

In quella primavera del 1968 Memphis è sotto tensione. King, premio Nobel per la Pace e pastore battista, vuole sostenere 1300 lavoratori afro-americani della nettezza urbana, in sciopero dopo che due di loro sono stati maciullati da un camion della spazzatura. Gli scioperanti chiedono più sicurezza, un aumento di salario e, anzitutto, rispetto. “Il fatto che in questo Paese ricco vivano delle persone che ricevono salari di fame è un crimine” dichiara King. Migliaia di studenti manifestano. Il sindaco, Henry Loeb, mobilita la Guardia nazionale.

Il movimento per i diritti civili e King hanno conseguito qualche successo. Nelle strutture dell’apartheid nel sud degli USA comincia ad aprirsi qualche breccia. Nel 1964 il presidente Johnson firma una legge che proibisce la separazione razziale nelle esecuzioni pubbliche. Nel 1965 viene approvata una importante legge elettorale.  Martin Luther King intende passare alla velocità superiore. Il suo impegno a Memphis fa parte della nuova « Poor people campaign », la campagna dei poveri. Non parla più del suo sogno di società senza discriminazioni razziali, come in occasione della « marcia su Washington » del 1963. Parla di rivoluzione e di « radicale redistribuzione del potere politico ed economico ».

Tiene il suo ultimo discorso la sera prima dell’assassinio. Molti vi vedono un presagio di quanto avverrà il giorno successivo. Dopo l’assassinio le città esplodono. A Chicago, il quotidiano locale parla di un « fine settimana infernale ». Incendi e saccheggi. Il sindaco, Richard Daley, ordina alla polizia  di sparare « a chiunque abbia in mano una bottiglia Molotof ». Del fumo plana anche su Washington. Quartieri interi sono in fiamme. In tutto il Paese 50 persone sono uccise. A giugno decine di migliaia di persone partecipano alla manifestazione della « Poor people campaign ». Ma l’iniziativa finisce per insabbiarsi. A novembre è eletto il repubblicano Richiard Nixon.

Oggi molti americani sono convinti di non sapere tutto sui retroscena dell’attentato. James Earl Ray viene arrestato l’8 giugno 1968 all’aeroporto londinese di Heathrow con un passaporto falso, confessa ed è condannato. Ritratta in seguito la confessione. Muore nel penitenziario di Nashville, nel Tennesse, il 23 aprile 1998…

Giustiniano

22 marzo 2018

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