Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo « Iaio » Jannucci , militanti diciottenni del Centro sociale Leoncavallo, vengono uccisi a colpi di arma da fuoco in Via Mancinelli, a Milano, da tre neofascisti . Nel giorno dei funerali, il 23 marzo successivo,  i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), Brigata Anselmi, rivendicano il delitto.

Nelle file dei NAR ci sono i fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Gli ultimi due saranno condannati all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Dell’assassinio di Fausto e Iaio sono accusati Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi, neofascisti di Roma e Milano.

Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci indagano sul traffico di cocaina e di eroina nella zona est di Milano. Scoprono che dietro quel commercio, oltre alla malavita locale, ci sono noti esponenti dell’estrema destra milanese. Massimo Brutti, un giornalista de L’Unità che si interessa alla vicenda, muore investito da una Simca 1100 bianca il 25 novembre 1978. Il suo borsello viene ritrovato qualche ora dopo, senza le carte sulle indagini che conteneva.

Come altri omicidi di compagni compiuti da neofascisti, quello di Fausto e Iaio viene archiviato definitivamente il 6 dicembre 2000, quando la gip del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, scrive che ” Pur in presenza di significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolare degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi… ».

40 anni dopo, nessun colpevole.

Giustiniano

28 marzo 2018

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