Non si considerano dei rivoluzionari, come i militanti del 68. Eppure la loro opera ha un seguito. Quando, in Germania, nell’aprile del 1968, Rudi Dutschke subisce un attentato che, undici anni dopo, provoca la sua morte, in Italia un gruppo di scienziati e di imprenditori si unisce nel Club di Roma. Un evento che non figura nelle prime pagine dei giornali. Se ne parla solo quattro anni dopo, quando esce il libro « I limiti della crescita », scritto da un gruppo di autori intorno a Dennis e Donella Meadows. I giornali parlano di una « bomba in versione tascabile ».

Quello che oggi sembra banale – in un mondo limitato una crescita illimitata è impossibile – penetra nella coscienza globale grazie ad una comunicazione volutamente apocalittica da parte del Club di Roma. La pubblicazione contribuisce, negli anni 70, ad aprire  la discussione sulle conseguenze ambientali dell’industrializzazione ed a stimolare la formazione dei movimenti ecologisti.  Chi sono gli iniziatori del Club di Roma ? Anzitutto, Aurelio Peccei, nato nel 1908 a Torino in una famiglia della piccola borghesia. Peccei visita l’URSS. Si laurea con una tesi sulla NEP di Lenin. I suoi contemporanei lo definiscono un umanista liberale, più vicino alle idee della Rivuluzione francese che a quelle del liberismo economico. Milita nella Resistenza. Nel dopoguerra lavora alla FIAT.

Diventa successivamente managing director alla Olivetti. Viaggia nei paesi industrializzati, vede con i suoi occhi le conseguenze devastanti, sociali ed ambientali, della crescita illimitata, e matura la convinzione che questi problemi possano essere risolti solo mediante una collaborazione globale e con l’aiuto di una programmazione a lungo termine. Influenzato dagli avvenimenti del 1968, Peccei espone le sue riflessioni in un libro pubblicato l’anno successivo : « The Chasm ahead », dove è evidente che il suo pensiero è influenzato anche dalla dinamica dei sistemi. Questa scienza, che tratta di nessi e  interazioni, entra nel Club di Roma con il suo pioniere,  Jay W. Forrester. Per il rapporto, gli studenti di Forrester – i Meadows citati sopra – si occupano delle simulazioni servendosi della tecnica dei computer, nuova a quell’epoca.

Anche se i calcoli basati su modelli tengono conto di troppo poche variabili e se qualche previsione non si avvera o si rivela troppo approssimativa, è certo che l’ipotesi centrale tiene. Il consumo eccessivo di risorse naturali conduce innegabilmente a una catastrofe ecologica. Dopo la fondazione del Club di Roma, 50 anni fa, è cambiato poco. La distruzione della natura continua e tutti i giorni si rende omaggio al feticcio della crescita. Secondo la retorica, una coscienza ecologica esiste. La difficoltà di rompere con l’aumento continuo del PIL dipende dall’obbligo, immanente nel sistema economico capitalista, all’estensione della produzione.  Chi non punta sulla massimizzazione del profitto a breve termine viene ingoiato da altri capitali. L’estensione permanente della produzione urta forzatamente contro i limiti della capacità di rigenerazione della natura.

Il socialismo reale mostra che anche economie socialiste non sono immuni da una massiccia distruzione della natura. Nell’URSS, ancora industrialmente poco sviluppata, l’eliminazione della povertà e la capacità di difesa militare sono le priorità. Non ci si preoccupa della persona né della natura. L’ideologica delle tonnellate prevale. Per questo il primo rapporto del Club di Roma è molto criticato dai marxisti, anche perché fondato da imprenditori e finanziato dalla Fondazione Volkswagen. Quello che viene dal nemico di classe puo’ servire solo agli interessi della borghesia. Tuttavia « I limiti della crescita » stimola l’approfondimento dell’ecologia da parte di alcuni marxisti. Un esempio è « Comunismo senza crescita » di Wolfgang Harich.

D’altronde, poco più tardi, il distacco dalla crescita appare troppo radicale al Club di Roma. La crisi petrolifera del 1973 fa si’ che il gruppo prenda le distanze dalla rivendicazione dell’equilibrio e dalla crescita zero. Il sottotitolo dell’ultimo rapporto è : « Lottare contro le ineguaglianze sociali, la disoccupazione e il cambiamento climatico mediante poca crescita ».

Anche se, in questo modo, il potenziale critico del Club di Roma viene presto indebolito e i 40 successivi rapporti sono in parte compatibili con modelli capitalistici verdi, possono comunque essere utili a un dibattito ed una pratica di sinistra.

Giustiniano

29 aprile 2018

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