E’ naturale che nessuno sia contento quando i treni restano fermi, invece di viaggiare. Ma cos’altro possono fare i ferrovieri, per difendersi contro una privatizzazione detta « riforma » e salvaguardare interessi e diritti, se non scioperare? Il diritto di sciopero fa parte dei diritti fondamentali. I ferrovieri francesi hanno escogitato un piano : due giorni di sciopero e tre di lavoro fino a giugno. Un miracolo di logistica che minimizza i disagi per i viaggiatori ed i sacrifici per i lavoratori. Eppure gran parte dei media strepitano sostenendo che gli utenti sono “presi in ostaggio” dai ferrovieri.

Sono gli stessi media che sostengono che i ferrovieri sono dei privilegiati. In realtà, per la categoria valgono regole particolari, che compensano lavoro notturno e festivo e continui spostamenti. I ferrovieri possono andare in pensione fra 52 e 57 anni, ma molti di loro percepiscono pensioni ridotte, dato che due su tre non hanno versamenti sufficienti. Lo « stipendio medio » è di 3.173 (lordo), 100 euro di più rispetto ai privati. Ma cosa rappresenta questa cifra per l’addetto alla manovra (1.200 euro), dato che lo stipendio di un ingegnere (5.000 euro) viene aggiunto al suo e diviso per due, per dare una media statistica di 3.100 euro ?

Già all’epoca del grande sciopero dei ferrovieri del 1995, sui media si sprecavano paroloni come “privilegi”, “relitti anacronistici”, “corporativismo” e “egoismo”. Contro queste frasi, tratte dall’armamentario del conformismo neo-liberista, non hanno reagito solo gli scioperanti ma anche media di sinistra e, soprattutto, il sociologo Pierre Bourdieu. Lasciata scrivania e cattedra al Collège de France, Bourdieu parlo’ ai ferrovieri in sciopero alla Gare di Lyon e partecipo’ alle loro manifestazioni nella strade di Parigi. Bourdieu denuncio’ la bugia dei « privilegi » dei ferrovieri facendo riferimento ai modesti salari del 60% della categoria (nel 1995, 2.100 franchi netti, circa 620.000 lire). Ma, anzitutto, Bourdieu reagi’ al tentativo del governo liberal-conservatore di allora, presieduto da Juppé, di risanare il bilancio deficitario dello Stato sulla pelle dei ferrovieri e a spese del welfare.

La solidarietà di Bordieu con gli scioperanti ed il suo impegno per la “riconquista della democrazia contro la tecnocrazia” provoco’ una divisione degli intellettuali e dei media fra sostenitori del pensiero unico neo-liberista (“pensée unique”) e critici della società capitalista. Il sociologo Alain Touraine e il pubblicista Alain Minc divennero i portavoce dei primi, Bourdieu l’esponente più noto dei secondi. La divisione esiste tuttora.

Giustiniano

29.4.2018

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