Sabato 5 maggio, si è tenuta a Parigi la manifestazione “per fare la festa a Macron” – ad un anno dal suo insediamento all’Eliseo – promossa dall’appello lanciato da François Ruffin (deputato della France Insoumise e figura di spicco del movimento della Nuit Debout di qualche anno fa) e dell’economista Frédéric Lordon, dopo due grandi e partecipate assemblee alla Bourse de Travail.

Più di 150mila persone hanno preso parte a un corteo vivo e colorato, che ha attraversato il centro di Parigi, da Place de l’Opéra fino a Place de la Bastille, passando per quella Place de la République che è stata il centro del movimento della Nuit Debout e delle proteste contro la Loi Travail nella primavera 2016. Al di là dei numeri, ciò che risalta in maniera fondamentale è l’unitarietà della piazza che si è ritrovata insieme per contestare e protestare contro le politiche attuate da Macron durante questo suo primo anno di presidenza.

Numerosi collettivi, gruppi, partiti e sindacati hanno deciso di essere presenti al corteo, ognuno con le proprie bandiere, i propri striscioni e i propri slogan: studenti liceali e universitari, in particolare delle facoltà che sono state sgomberate duramente dalla polizia e che hanno spesso subito l’aggressione di gruppi fascisti; i sindacati di settore della CGT (Confédération Générale du Travail), specialmente quello dei ferrovieri della SNCF, che stanno lottando per difendere i diritti sanciti nel loro Statuto e contro la privatizzazione dell’azienda nazionale del trasporto ferroviario; gli “zadisti”, con uno spezzone molto partecipato, a seguito dello sgombero da parte della gendarmerie dell’occupazione a Notre-Dame-des-Landes contro un inutile progetto di costruzione di un aeroporto; i migranti attivi tramite i numerosi gruppi e le tante associazioni di lotta e di sostegno per l’accoglienza e le richieste d’asilo, che si battono contro il razzismo e la xenofobia dilagante.

Al grido di Même Macron, même combat!, tanti settori popolari e sociali sono scesi in piazza insieme per resistere e reagire a tutta questa serie di riforme – la cosiddetta Macronie – che intende calpestare e distruggere i diritti conquistati con la lotta politica e sociale. Come l’ex-premier Matteo Renzi – artefice e protagonista di riforme similari in Italia negli ultimi anni – Emmanuel Macron ha deciso di colpire duramente il mondo del lavoro, l’università e lo stato sociale, attraverso riforme che molti dei precedenti governi avevano soltanto in parte abbozzato o parzialmente intrapreso.

Oltre alla France Insoumise, che ha portato in piazza i suoi sostenitori di Parigi e provenienti da tante città della Francia, erano presenti altri partiti, tra cui il PCF, il PRCF e il NPA. Tanti i cartelli che ribadivano l’opposizione al “colpo di stato sociale”, espressione coniata da Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise, per descrivere l’attacco frontale e generalizzato ai diritti dei lavoratori, degli studenti e dei migranti e la volontà esplicita di smantellare i servizi pubblici e lo stato sociale.

Mentre una crescente maggioranza della popolazione si trova sotto questo giogo, con conseguenze negative che si fanno sentire negli ospedali, nelle case di riposo, nelle scuole, nelle università e nei quartieri più poveri, Macron ha dimostrato di essere pienamente accondiscendente e asservito agli interessi dei poteri finanziari e delle multinazionali. Come se non bastasse, ad accrescere le disuguaglianze sociali ed economiche hanno contribuito anche la soppressione del Impôt sur la fortune (assimilabile a una nostra patrimoniale) per gli azionisti e la fissazione di un tetto per l’Impôt sur le capital. In breve, tutto per chi ha già tutto, niente per quelli “che non sono niente”, come scritto nell’appello per la mobilitazione generale “Le 5 Mai, faisons la fête à Macron!”.

Le ordonnances du Code du Travail (ovvero la riforma del Codice del Lavoro), il “nuovo patto ferroviario” per la SNCF, gli attacchi allo stato sociale come gli annunci di riforma del sistema pensionistico e del sussidio di disoccupazione, i tagli all’assistenza e a tutto il settore medico-sociale, la riforma dell’università e l’introduzione di criteri selettivi elitari con la Loi Orientation et Réussite, la sempre maggiore istituzionalizzazione del razzismo e lo svilimento dell’accoglienza tramite il progetto della Loi Asile-Immigration sono i principali esempi delle riforme ultra-liberiste e repressive volute ed intraprese da Macron. Senza dimenticare il coinvolgimento diretto nelle operazioni di bombardamento in Siria, dove la Francia si trova in prima linea – per conto dell’Unione Europea – al fianco degli Stati Uniti di Trump.

In piazza, tra le tante bandiere, c’erano anche quelle di Potere al Popolo. Infatti, nei giorni scorsi, Potere al Popolo France aveva pubblicato un comunicato di adesione alla manifestazione – sottoscritto dai gruppi di PaP Parigi e PaP Marsiglia – in cui prendeva chiaramente posizione contro le politiche di Macron. La partecipazione al corteo ha pertanto rappresentato un’occasione fondamentale e necessaria per esprimere direttamente la piena solidarietà all’intero movimento in lotta e ai settori in mobilitazione contro la cosiddetta Macronie.

Tra i tanti curiosi di sapere cosa fosse Potere al Popolo e tra quelli che invece già lo conoscevano (specialmente dopo la visita di Mélenchon all’Ex OPG Je So’ Pazzo a Napoli), durante il corteo è stato possibile discutere e confrontarsi sui temi comuni ai due paesi – Italia e Francia – sia sulla situazione attuale che sulle prospettive future. In particolare, le tematiche relative alla riforma dei Trattati Europei e la difesa dello stato sociale si sono presentate come punti principali sui quali poter e dover trovare una convergenza internazionale, specialmente in vista delle future elezioni europee. Infatti, si è potuto intuire questo sentimento dai tanti cartelli che riportavano da un lato la scritta “Stop Macron” e “Pour sortire des Traités Européens” dall’altro. Proprio per questo motivo, alcuni momenti di conversazione si sono concentrati sull’appello di Lisbona per una “rivoluzione democratica” in Europa, sottoscritto da France Insoumise, Podemos e Bloco de Esquerda, condiviso e sostenuto da Potere al Popolo.

Al termine del corteo, in una Place de la Bastille gremita e strapiena, Mélenchon ha ribadito: “Siamo un corteo gioioso e sorridente, esattamente come il mondo che vogliamo creare. Siamo un corteo che condanna la violenza”. Il riferimento implicito è agli scontri avvenuti durante la manifestazione del Primo Maggio a Parigi (http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/05/02/primo-maggio-di-lotta-a-parigi-0103531) con una dichiarazione che sembra voler prendere le distanze da “alcuni gruppi di facinorosi e violenti”, in un clima di tensione caratterizzato dalla crescente violenza e repressione da parte della polizia, durante le manifestazioni e le occupazioni delle università.

In chiusura, Mélenchon ha rilanciato la prossima mobilitazione – stavolta di portata nazionale – per sabato 26 maggio, per continuare a contrastare le politiche di Macron. Diverse organizzazioni sindacali, politiche e associative si sono incontrate lo scorso giovedì per organizzare una nuova manifestazione, confermata per la data del 26 maggio attraverso il comunicato unitario diffuso nella giornata di venerdì. L’obiettivo, come dichiarato dallo stesso Mélenchon, è di creare “una marea popolare per l’uguaglianza, la giustizia sociale e la solidarietà in tutta la Francia”.

Si prospetta una vera e propria convergenza delle lotte nel concreto, che già si è in parte osservata durante questi mesi di lotta, durante i quali più volte i ferrovieri sono scesi in piazza affiancati dai dipendenti pubblici e dagli studenti. Come ribadito da Ruffin: “Avremmo un momento in cui il movimento dei cittadini, i sindacati, i partiti si ritroveranno tutti insieme”. La speranza è riunire e amplificare ulteriormente un fronte politico e popolare che comprenda tutte le forze che si stanno opponendo alle riforme di Macron.

Andrea Mencarelli

6 maggio 2018

Print Friendly