In Germania, nel 2016, i contratti a tempo determinato erano 4,856 milioni. Tendenza in aumento. Anche alle Poste, dove il passaggio da tempo determinato a tempo indeterminato dipende dallo stato di salute del dipendente. Infatti, secondo quanto specificato in un documento interno, perché il passaggio avvenga il dipendente non deve essersi ammalato più di sei volte (20 giorni di malattia) nell’arco di due anni, non deve essere stato responsabile di più di due incidenti d’auto con un danno massimo di 5.000 euro e non deve aver impiegato più di 30 ore oltre quelle previste per recapitare la corrispondenza  nell’arco di tre mesi.

La Posta risponde ai critici che « l’azienda si preoccupa di capire chi è adatto al lavoro nell’interesse della clientela, dell’azienda e del personale stesso ». Nel 2017 la Posta ha assunto 9.000 postini – una mansione piuttosto faticosa – a tempo determinato. Quanti sono complessivamente i postini con contratto a termine non è dato sapere. Immaginate di rompervi una gamba. E’ lungo e doloroso. Magari si aggiunge un’influenza. Se avete un contratto a tempo determinato, alla preoccupazione per la salute si aggiunge quella per il posto di lavoro.

Normale prassi capitalista ? Informalmente, da tempo nelle aziende tedesche  i dipendenti a tempo determinato che si ammalano spesso non vengono confermati. Non c’è da preoccuparsi, dunque ? Mediamente, i lavoratori dipendenti si ammalano in Germania 15 giorni all’anno. Quelli che fanno lavori faticosi, di più. E’ il caso dei postini, che protestano da tempo contro il sovraccarico di lavoro e la scarsità di personale. Invece di migliorare le condizioni di lavoro, la Posta aumenta la pressione sui dipendenti. E cosi’, nel dubbio, meglio andare al lavoro malati o, meglio, non rivolgersi al medico. E questo non solo è vergognoso ma mette concretamente in pericolo la salute del personale.

Giustiniano

7 maggio 2018

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