Il presidente della Repubblica sembra aver provocato un’ondata di panico fra i vincitori delle elezioni del 4 marzo, che passano, in poche ore, da nuove elezioni estive a un governo « politico ». Dopo oltre due mesi di laborioso processo digestivo (alla sua età !), Berlusconi, preoccupato per una probabile decimazione del gruppo parlamentare forzitalico in occasione di una prossima consultazione elettorale,  sembra aver ingoiato il rospo.

« Non sta a noi porre veti o pregiudiziali », «se un’altra forza politica della coalizione ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i 5 stelle prendiamo atto con rispetto della scelta»,  «non potremo votare la fiducia ma valuteremo in modo sereno e senza pregiudizi l’operato del governo», «nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità o all’impossibilità oggettiva di trovare un accordo tra forze politiche molto diverse».  Queste le « storiche »  battute mediante le quali Sua Emittenza ha autorizzato il matrimonio fra legaioli e pentastellati. I forzitalici non voteranno la fiducia. Si asterranno ? Voteranno contro ? Avranno libertà di voto ?

Secondo Di Battista, Di Majo ha messo abbondante acqua nel suo vino. Per il giovane leader del Movimento 5 Stelle, Berlusconi, la cui biografia cessa di essere un problema,  diventa, da « male assoluto » « il meno responsabile dello stallo e contro di lui non c’è nessun veto ». « Ma noi vogliamo un governo a due », aggiunge,  « perché cosa succede con i governi con quattro o cinque componenti lo abbiamo già visto».

Si tratta di un governo elettorale ? Di un esecutivo « né di destra né di sinistra » con l’ambizione di durare ? L’unico a festeggiare, insieme al Front National, all’AfD tedesca, all’Jobbik ungherese, all’Alleanza neo-fiamminga, ai neofascisti bulgari o finlandesi, belgi o austriaci, è il Partito Democratico. C’è già chi parla di movimenti di truppe al Brennero…

Giustiniano

10 maggio 2018

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