Dal 2002, il 10 maggio è, in Francia – Paese che ha ufficialmente abolito la schiavitù nel 1848 – la Giornata della memoria della tratta, della schiavitù e della loro abolizione. Oltre alla Francia, unico Paese, finora, ad aver dichiarato che la tratta e la schiavitù sono crimini contro l’umanità, le principali potenze negriere che partecipano all’economia schiavista sono il Portogallo, l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Svezia e la Danimarca. Anche la Svizzera partecipa, attraverso i prestiti fatti dalle sue banche alle compagnie commerciali europee e le assicurazioni.

Si tratta di una prima globalizzazione dell’economia, che comprende Europa, Africa, America e Asia. Liverpool è il primo porto negriero. Seguono, nel XVIII secolo, Nantes, Bordeaux, La Rochelle, Saint Malo, Le Havre e perfino Marsiglia. La tratta provoca una catastrofe demografica. In 350 anni sono deportati in America oltre 14 milioni di africani (25 milioni secondo altre fonti), ai quali vanno aggiunti altri 5 milioni, morti di stenti o uccisi prima di essere imbarcati. Gli Stati africani dell’Africa occidentale sono cancellati. La dinamica economica e politica dell’Africa subsahariana viene bloccata. Ancora oggi.

Per lo scrittore Aimé Césaire o per Frantz Fanon, psichiatra e saggista, entrambi martinichesi, la schiavitù è un crimine irreparabile. Un movimento internazionale, in particolare nei Paesi caraibici anglofoni e ad Haiti, reclama delle riparazioni a tutti i Paesi europei che hanno partecipato allo schiavismo. In Francia, dopo l’abolizione, solo i proprietari di schiavi sono stati indennizzati. Con 126 franchi oro. Lo stesso ha fatto la Gran Bretagna. Un indennizzo rivendicato tuttora invano, oltre che dai Paesi indipendenti dei Caraibi, dai discendenti di schiavi dei Dipartimenti francesi d’oltremare, come vengono chiamate in Francia le ex colonie tuttora esistenti.

Giustiniano

10 maggio 2018

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