Il 9 maggio di 40 anni fa viene ucciso Peppino Impastato, un delitto derubricato da Polizia e Magistratura a « suicidio di un terrorista ». E’ stato cacciato da casa dal padre, mafioso, ha condotto le lotte di edili e disoccupati, di contadini espropriati per la costruzione, nel territorio del suo paese, Cinisi, della terza pista dell’aeroporto di Palermo, ha fondato Radio Aut, libera ed autofinanziata, (il programma più seguito è Onda pazza, con cui sbeffeggia mafiosi e politici e denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, specialmente del capomafia locale Gaetano Badalamenti, che ha un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto).

Ed è la mafia ad ucciderlo, ad appena 30 anni (per arrivare al processo ed alla condanna di Badalamenti come mandante  del delitto sono necessari 24 anni) con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Peppino viene simbolicamente eletto dai suoi concittadini, pochi giorni dopo, in Consiglio comunale. Il 4 aprile 1985 i giudici Falcone, Borsellino, Guarnotta e Di Lello emettono il primo decreto di sequestro della casa di don Tano, contro il quale i legali di Badalamenti avanzano una serie di ricorsi, sino ad arrivare al provvedimento del tribunale di Palermo, divenuto definitivo il 4-11-09, che chiude l’iter giuridico di  confisca del bene, passato al demanio dello stato e consegnato ufficialmente al Comune di Cinisi.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pagano con la vita quel decreto di sequestro e tanti altri momenti della loro battaglia contro la Piovra – seguendo la sorte del dirigente comunista Pio La Torre, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982 per aver fatto approvare la legge che consente ai tribunali di confiscare il patrimonio dei mafiosi. Il comune di Cinisi affida la casa confiscata all’associazione culturale Peppino Impastato. Come ha detto Giovanni Impastato, guardando dal balcone della casa che fu di Gaetano Badalamenti i cento passi che la separano dalla casa di Peppino, «“È come se quei cento passi non ci fossero più, é come se Peppino e nostra madre Felicia fossero qui ».

11 maggio 2018

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