L’onda lunga della destra dilaga in Europa : dopo l’Austria, la Repubblica cèca, l’Ungheria, dove il risultato elettorale ha premiato forze di destra e perfino di estrema destra, l’Italia, due mesi dopo le elezioni politiche, appare avviata nella stessa direzione. Per i migranti, in particolare,  le prospettive non sembrano brillanti.  Quali sono le prospettive di un governo di coalizione fra un ex partito secessionista, diventato nazionalista, e un movimento « né di destra né di sinistra » che, pero’, guarda a destra, mentre si premura di rassicurare la Confindustria, la NATO e l’Unione Europea sulle sue reali intenzioni ? Ridurre le tasse ai ricchi e, contemporaneamente, le briciole rimaste ai poveri ?

Sulla carta, entrambi gli alleati di questo inedito cartello sono ostili all’euro e all’Europa. Ma, diversamente dall’Austria, dalla Repubblica cèca e dall’Ungheria, l’Italia è una ruota motrice dell’ingranaggio. Si tratta della terza economia europea dopo la Germania e la Francia. Un cittadino su otto, in Europa, è italiano. Se la barca del vecchio continente, già in cattive condizioni, sbanda pericolosamente a destra, non è improbabile che affondi. Questa è l’opinione del Partito democratico, diventato, insieme a quel che resta dei partiti socialdemocratici europei, il più fedele custode dell’ortodossia neo-liberista e dell’austerità che ne consegue.

E allora ? Dovrebbe regnare il panico e invece la calma è pressoché assoluta. Fuori dell’Italia nessuno sembra agitarsi granché. A Francoforte, la Banca centrale, a Bruxelles, la Commissione europea, a Parigi e a Berlino la coppia franco-tedesca che guida le sorti del vecchio continente, tutti ostentano tranquillità.  Lorsignori hanno fornito le garanzie richieste? I bonzi dell’Unione Europea nutrono un’incrollabile fiducia nel pilota automatico ? Lavoratori, giovani, precari, disoccupati, pensionati sembrano lontani dai quotidiani bollettini dal Quirinale e, ultimamente, da quelli del Pirellone…

Giustiniano

13 maggio 2018

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