Ci sono ottime ragioni per definire storico uno sciopero dei dipendenti del primo datore di lavoro della quinta economia del mondo, la California. Per tre giorni, da lunedi’ a mercoledi’ della scorsa settimana, nelle dieci sedi dell’University of California (UC) tutto si è fermato. Personale di custodia, delle pulizie, delle mense, della sicurezza, autisti ed infermiere – per citarne solo una parte – hanno scioperato avanzando le loro rivendicazioni : aumento salariale del 6% e blocco dei premi dell’assicurazione malattie. Protestavano anche contro il temuto innalzamento da 60 a 65 anni dell’età pensionabile e l’impiego di manodopera sottopagata non organizzata sindacalmente.

Dopo il fallimento delle trattative con la direzione dell’università, la Federazione americana dei sindacati dei dipendenti dello Stato, delle Contee e dei Comuni (AFSCME) ha proclamato lo sciopero. La AFSCME denuncia condizioni di lavoro ingiuste e basse retribuzioni. I dipendenti sono oppressi da un sistema basato sull’outsourcing, che paga molto meno dei loro colleghi « bianchi » i dipendenti di sesso femminile e « non bianchi », mentre ai piani alti della gerarchia gli aumenti sono enormi. Martedi’ migliaia di aderenti al sindacato del personale infermieristico California Nurses Association (CAN) e del personale tecnico dell’università (UPTE) si sono uniti allo sciopero. Il lavoro è stato ripreso giovedi’ mattina, insieme ad una nuova sessione di trattative. Dato che un rapido accordo non è in vista, si discutono nuove azioni di sciopero.

Nel mondo, la California è stata un precursore della progressiva privatizzazione delle istituzioni pubbliche, un processo cominciato all’inizio degli anni 70 quando era governatore Ronald Reagan, futuro presidente degli USA. Fu lui ad imporre il taglio dei fondi statali per l’UC e il principio delle tasse universitarie. Un’istituzione finanziata interamente dal fisco è diventata un  organismo che continua a chiamarsi « statale » ma dipende quasi completamente da contributi privati. L’enorme aumento delle tasse universitarie era solo una parte del modello reaganiano. Presto le imprese si introdussero nella breccia, mettendo a disposizione, a certe condizioni, dei fondi.

Nel frattempo, il cuore dell’UC è un « Ufficio per le relazioni con le imprese », che fa funzionare la baracca. Senza donazioni private, collaborazioni con le imprese e aziende universitarie proprie, come l’ospedale universitario, l’università non sarebbe in grado di funzionare. Ne dipende completamente. Il sistema formativo calforniano è sottoposto da anni alla pressione della politica di austerità, che gli viene imposto da un organo semipubblico dal nome UC Regents, composto da amministratori, speculatori immobiliari e boss dell’energia, che spera di avere mano libera per un’accelerazione della privatizzazione grazie ad una sentenza della Corte Suprema USA.

Quest’ultima si pronuncerà presto sulla denuncia di un dipendente contro il sindacato AFSCME. Costui considera il pagamento obbligatorio di quote sindacali incostituzionale, contrario al diritto alla libertà d’opinione. Se la Corte gli desse ragione sarebbe messo in discussione il monopolio della rappresentanza sindacale per i dipendenti e con essa pensioni, assicurazione malattie, salari e sicurezza del posto di lavoro.

Giustiniano

15 maggio 2018

Print Friendly