Perrin Industries non esiste, ma basta sostituire questo nome con Alitalia, Ilva, Atac, Perugina e tanti altri per trovarsi nella forma dura e precisa del documentario. Il regista di « En guerre » (« In guerra »), film francese presentato ieri al Festival di Cannes, pur evitando discorsi didattici e semplificazioni affrettate, sceglie da che parte stare, mostra lo squilibrio fra le forze in campo, l’ambiguità dell’intervento dei poteri pubblici. Per i quadri dell’azienda, il mondo neo-liberista è una fatalità, una legge naturale. Per loro, tutti sono sulla stessa barca. La risposta di una donna è illuminante : « se siamo sulla stessa barca, sappiate che noi siamo nelle cuccette inferiori con i topi e la merda e voi siete su quelle superiori ».

E nelle cuccette inferiori c’è Laurent Amédéo, rappresentante sindacale. L’attore Vincent Lindon fa vivere il personaggio come aveva fatto tre anni fa, impersonando il disoccupato de « La legge del mercato » dello stesso regista, Stéphane Brizé, figlio di un portalettere e di una casalinga. E’ l’unico attore professionista : gli altri interpretano  nel film quello che vivono nella vita. Tutti i 1100 dipendenti, guidati dal loro portavoce, rifiutano la decisione di Perrin Industries di chiudere, tradendo gli accordi sottoscritti, le promesse, sorvolando sui sacrifici dei lavoratori e i profitti realizzati.

Mentre i dirigenti parlano di concorrenza internazionale, gli operai tentano di far capire che per loro la posta in gioco non è la quotazione in Borsa delle azioni della ditta ma il loro avvenire : il lavoro, la casa, l’educazione dei figli. Lindon/Amédéo, che presto sarà nonno, è divorziato. Ma non è solo. Si batte, con l’energia della disperazione, in una guerra collettiva totale, ineguale, fatta di scioperi, occupazioni, trattative. E’ un cinema che scruta il mondo, entrando nel vivo e nella tensione della lotta di classe che, oggi come ieri, ne è il motore .

Giustiniano

16 maggio 2018

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