Il 18 marzo 2015, al culmine del movimento Blockupy, sono migliaia a protestare, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Banca Centrale Europea (BCE), a Francoforte sul Meno, contro il suo ruolo nella crisi. Questo venerdi’ invece, per il 20° compleanno della BCE,  tutto tace. Dopo la decisione, nel febbraio 1992, di creare uno spazio valutario europeo, il Consiglio dell’UE stabilisce, il 1° maggio 1998, che 11 Stati rispettano i criteri di appartenza a questa unione monetaria. Sono, in un primo tempo, Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

Nello stesso tempo, il Consiglio si accorda sulle persone da proporre per il direttorio della BCE. Il 1° giugno 1998 segna la sua data di nascita. Il suo compito ? Gestire l’euro. Dall’inizio del 2002 la moneta comune è il mezzo di pagamento dei cittadini dell’Unione monetaria. I Paesi aderenti sono diventati, nel frattempo, 19. Per i primi 10 anni tutto va bene. Ma, nel 2008, arriva la crisi. Dopo che gli Stati hanno salvato banche sull’orlo del fallimento a suon di miliardi, qualcuno di essi entra in crisi. Gli interessi che i governi devono pagare sui mercati dei capitali per ottenere denaro fresco esplodono. Nell’estate 2012 la BCE proclama la sua volontà di fare di tutto per salvare l’eurozona. Dal 2016 presta soldi a tasso zero. Nel quadro del suo programma di acquisto di titoli, in corso dal marzo 2015, la BCE ne compra per quasi 2.400 miliardi di euro.

Queste misure decise per salvare l’unione monetaria vengono criticate da politici ed economisti conservatori tedeschi. Promuoverebbero l’inflazione, frenerebbero il risparmio di paesi in crisi a causa di interessi artificialmente bassi ed andrebbero oltre le competenze della BCE. Il suo presidente, Draghi, motiva le decisioni della BCE con la bassa inflazione e la minaccia di deflazione. Dal versante politico opposto viene criticato il ruolo della BCE come membro della troika. Con  la Commissione UE e l’FMI e sotto la pressione del governo tedesco, la BCE impone alla Grecia durissime misure di risparmio, liberalizzazione del mercato del lavoro e privatizzazioni che strangolano l’economia ellenica e precipitano buona parte della popolazione nella povertà. Quando, nel gennaio 2015, il governo diretto da SYRIZA accenna a reagire, la BCE chiude il rubinetto dei soldi.

Ad Atene, nel frattempo, tutto, o quasi, sembra sotto controllo. Non cosi’ in Italia, di cui qualche economista profetizza l’uscita dall’euro. Draghi va in pensione nel maggio 2019, dopo otto anni trascorsi a capo della BCE. Il timone potrebbe essere ripreso da uno dei suoi più feroci avversari : il capo della Bundesbank tedesca Jens Weidmann. E’ lui ad avere le migliori chances da quando è chiaro che vice-capo della BCE sarà l’ex ministro dell’Economia spagnolo, il conservatore Luis de Guindos Jurado. Secondo una legge non scritta, quando il capo della BCE è dell’Europa del nord, il suo vice è dell’Europa del sud. E viceversa.

Giustiniano

1° giugno 2018

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