A conclusione dell’articolo pubblicato da Le Monde il 19 novembre scorso a proposito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne del 25 novembre, Suzy Rojtman e Maya Surduts, portavoce del “Collectif national pour les droits des femmes” (Collettivo nazionale per i diritti delle donne) scrivono che la Francia “é il paese dei diritti dell’uomo, ma sicuramente non quello dei diritti delle donne”.

A sostegno della loro affermazione, le due autrici dell’articolo ricordano come, in Francia, le donne percepiscano, in media, salari del 27% inferiori a quelli degli uomini, il numero delle donne deputate collochi il paese al 57° posto nel mondo, la pressione per rimettere in discussione il diritto all’aborto diventi sempre più forte e, infine, la tragica, persistente assenza dai suoi testi fondamentali del riconoscimento dell’oppressione subita dalle donne.

In Italia, paese dove tante, troppe donne sono ridotte ad oggetti adatti tutt’al più a facilitare la vendita dei prodotti più disparati, a divertire un pubblico maschile incollato giorno e notte alla televisione ed interessato esclusivamente ad alcuni dettagli della loro anatomia, ad allietare le serate di un maturo satiro che esercita le funzioni di capo del governo e dei tanti, troppi italiani il cui più pressante desiderio é quello di assomigliargli, le cose non vanno certo meglio.

Non sono molti i progressi realizzati da quel 17 dicembre 1999, quando l’Assemblea generale dell’ONU proclamava il 25 novembre – data scelta nel 1981 come giornata di lotta contro la violenza da quanti lottano in favore dei diritti delle donne in memoria delle tre sorelle Mirabal, militanti dominicane assassinate il 25 novembre 1960 per ordine del capo dello Stato Rafael Trujillo – “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne” ed invitava i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a costruire in quel giorno iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica dei rispettivi paesi sul problema.

In Francia, nel 2008 ben 156 donne hanno perso la vita per colpa dei loro partners o ex partners mentre, secondo un’inchiesta realizzata nel 2000, i casi di stupro furono in quell’anno 48 000 e di questi solo il 5% venne denunciato: in questa situazione, lo Stato continua a non trovare nulla di meglio se non la repressione, formale più che sostanziale, trascurando o ignorando la necessità della prevenzione per affrontare e risolvere un fenomeno che non accenna a diminuire.

I motivi per i quali solo un’infima parte degli stupri viene denunciata sono vari, ma due predominano nettamente: il primo é che, ancora oggi, molte donne temono, spesso fondatamente, che lo stupro susciti il disprezzo (non quello, come sarebbe naturale, della stupratore, ma piuttosto quello della donna stuprata) ed il secondo perché ancora in molte parti del mondo vige un sistema giudiziario che accuserà la donna stuprata del delitto di adulterio (in alcuni paesi é tuttora prevista per questo la pena della lapidazione).

Nel mondo, un terzo delle donne viene aggredita o violentata nel corso della sua vita ed in 114 paesi ancora oggi gli uomini non vengono condannati per la violenza fatta alle donne ed anche se le torturano o le uccidono per gelosia sono condannati a pene leggere o godono di un’impunità assoluta: la violenza domestica é una delle forme più comuni di violenza alle donne ed é causa di morte e di persecuzione nella maggioranza dei casi (su 4 donne, una é violentata all’interno del domicilio coniugale).

In Francia, dove esistono delle leggi che sanzionano la violenza contro le donne, mancano tuttora quelle misure di accompagnamento come i centri di accoglienza, le strutture per la formazione professionale e quant’altro renda tali leggi materialmente applicabili e, se dal 2002 la violenza morale sul posto di lavoro viene sanzionata, restano da definire le violenze psicologiche in seno ad una coppia.

In Europa, due soli paesi combattono efficacemente la violenza contro le donne: la Svezia e la Spagna. In quest’ultimo paese é stata varata nel 2004 una “Legge organica contro la violenza di genere” che rappresenta un vero salto di qualità e ne investe tutti gli aspetti, educativi, preventivi, sociali, giudiziari e finanziari, riguardanti la pubblicità, la salute, la formazione professionale, la protezione delle vittime, la casa, l’accoglienza delle donne minacciate etc.

Dal dicembre 2007 il gruppo della sinistra democratica e repubblicana dell’Assemblea nazionale ed il gruppo comunista al Senato hanno presentato la proposta di legge quadro contro le violenze alle donne redatta dal Collectif national pour les droits des femmes, ma loro stesse sanno bene che se quelle violenze esistono e non accennano a diminuire é perché esse consentono un controllo sociale sulla donna al quale questa società, cosi’ come é strutturata, non puo’ in alcun modo rinunciare.

Giustiniano Rossi

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