“Per i clandestini è finita la pacchia, devono fare le valigie… » proclama il neo-ministro di Polizia, Matteo Salvini. Soumaila Sacko, giovane maliano trentenne, attivista dell’Unione sindacale di base, da sempre in prima fila per difendere i diritti dei braccianti agricoli sfruttati nella Piana di Gioia Tauro – dove comanda la ‘ndrangheta – e costretti a vivere in condizioni indegne nella tendopoli di San Ferdinando (RC), dove il 27 gennaio scorso ha perso la vita Becky Moses,  non ne ha avuto il tempo.

Mentre con altri due migranti raccoglieva lamiere nell’area dell’ex fornace di San Calogero (VV), discarica a cielo aperto dove i rifiuti sono abbandonati senza nessuna proprietà, un uomo è arrivato in macchina e, da 150 metri,  ha sparato con un fucile quattro colpi, uccidendo Soumaila e ferendo i suoi compagni. Sui terreni dell’ex fornace sarebbero stoccate 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici, fanghi inquinanti di derivazione industriale composti da alte percentuali di nichel e vanadio.

Colore della pelle, dichiarazioni di ministri degli Interni su legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, minacce, truce appello a una legalità che non è giustizia  hanno motivato l’assassino a tirare su un facile bersaglio. Il clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti, che si spaccano la schiena nella raccolta degli agrumi nella Piana, la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie imposte dall’UE ed attuate da questo come dai precedenti governi ha sortito, ancora una volta, i suoi effetti.

Giustiniano

4 giugno 2018

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