Nel 2012 veniva assegnato all’Unione Europea il Premio Nobel per la Pace perché i suoi membri avevano contribuito per oltre sei decenni « al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Oggi dovrebbero restituirlo.  L’Unione, infatti, sta diventando una potenza militare, decisa ad intervenire per garantire i suoi interessi indipendentemente dagli USA e dalla NATO. Un altro passo in questa direzione è imminente. La cancelliera tedesca sostiene i progetti del presidente francese, che prevedono la creazione di una forza d’intervento europea.

Non è ancora chiaro se questa unità farà parte del programma di più stretta collaborazione, già deciso, degli Stati dell’UE nel settore militare (Permanent Structured Cooperation – Pesco) e se ci sarà anche la Gran Bretagna, che intende uscire presto dall’Unione Europea. Non è difficile indovinare, invece,  quale sarà la zona operativa della nuova formazione. Germania e Francia hanno forti interessi economici e geostrategici nel continente africano, dove ai profughi deve essere impedito di proseguire verso l’Europa. Quanto all’Italia, si tratta del primo Paese europeo per valore degli investimenti esteri realizzati nel 2016 in Africa, soprattutto in Sudafrica, Marocco, Egitto, Mozambico e Tunisia. L’ENI è il primo player petrolifero del continente, da dove proviene oltre il 50% della produzione di gas e petrolio del cane a sei zampe.

Mentre nel settore militare i compromessi possono essere trovati con relativa facilità, i progetti franco-tedeschi per la stabilizzazione dell’eurozona non sono ancora a punto. La sola cosa chiara, finora, è che la Merkel intende continuare a concedere agli Stati indebitati solo crediti limitati, a condizione che adottino, come contropartita, riforme neo-liberiste. Questa politica contribuisce allo svuotamento di ogni principio democratico nell’Unione Europea.

Giustiniano

4 giugno 2018

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