La multinazionale americana pensava da tempo di togliere il vento dalle vele di quanti criticano i suoi metodi cambiando nome. Adesso, con il passaggio di Monsanto al gigante della chimica Bayer, il nome dell’azienda specializzata in biotecnologie agricole fondata nel 1901 da John Francis Queeny è storia passata. Solo il tempo dirà se spariranno anche i metodi del gigante americano delle sementi, come promette il capo di Bayer, Baumann, che parla di «altissimi standard di etica e responsabilità ».

Per il momento, i pericoli sono ben altri. In futuro gli agricoltori avranno meno scelta e dipenderanno ancora di più da pochi monopolisti. Questo dipende, da una parte, dal fatto che ormai il 70% dei pesticidi e il 60% del mercato delle sementi sono in mano a tre sole aziende. E dall’altra bisogna considerare che altre fusioni seguiranno, specialmente nel settore dell’agricoltura digitale.

Non soltanto gli agricoltori riceveranno sementi e persticidi da un solo fornitore, ma quest’ultimo saprà anche quando, dove e quali sostanze adoperano. Già si preparano fusioni con i produttori di macchine agricole : tutto compreso. Inoltre, con Bayer, una multinazionale tedesca diventa il più grande produttore di piante geneticamente modificate. La pressione sull’Europa perché rinunci al suo atteggiamento critico nei confronti degli OGM aumenterà. E tutto questo comporta dei rischi per l’ambiente e per gli agricoltori. Poco importa che il nome sia Monsanto o un altro.

Giustiniano

5 giugno 2018

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