Nel 1973 un gruppo di giovani provenienti da vari Paesi lasciano le città e si stabiliscono nel territorio di Limans, vicino alla cittadina di Forcalquier, nelle Alpi dell’Alta Provenza, dove fondano una cooperativa autogestita. Grazie a una raccolta di fondi, acquistano circa 300 ettari, 80 dei quali coltivabili, dove  praticano  l’orticoltura, l’apicoltura, l’allevamento di ovini, la silvicoltura. Non ci sono regole scritte, non vengono pagati salari, non esiste la proprietà privata, ma solo quella collettiva, inalienabile. Le decisioni vengono prese collettivamente, a maggioranza.

In provenzale, Longo Maï significa « che duri a lungo ». E quella che sembrava un’utopia dura da quasi mezzo secolo. Tre generazioni vivono ormai sui terreni della comunità. Sono circa 300 persone di una quindicina di nazionalità a tentare di passare dalla teoria alla pratica, applicando direttamente sul terreno le loro idee, basate sull’assenza di gerarchia, l’antimilitarismo, il pacifismo, l’anticapitalismo. I redditi sono messi in comune. Lo scopo di Longo Maï è ritrovare una vera vita comunitaria aperta sul mondo, accogliendo persone provenienti da ogni parte e ritornando ad un’esistenza più semplice e più sana in armonia con la natura.

La comunità, basata sull’auto-sussistenza, le produzioni artigianali ed agricole, la gestione autonoma ed ecologica dell’energia e dell’acqua,  ha saputo trasformarsi. I suoi membri hanno accesso a Internet e partecipano a una radio libera. Sono aperti sulla società che li circonda. Partecipano alla vita locale e politica mediante l’impegno nel mondo associativo. Accolgono persone perché scoprano il loro modo di vivere e funzionare. I ragazzi, che hanno conosciuto il sistema di vita della comunità e quello esterno, attraverso la scuola, sono decisi a proseguire la lotta dei genitori a modo loro, applicando tecniche nuove come, ad esempio, la permacultura.

Giustiniano

9 giugno 2018

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