Mentre  629 profughi africani navigano verso la Spagna, oltre 1.000 km di mare ancora da percorrere con cattive previsioni meterologiche, mentre alcuni minacciano di saltare in acqua, per paura di essere rinviati in Libia, mentre i medici a bordo devono soccorrere donne in gravidanza e ustionati, a Roma si procede alla nomina di sei viceministri e trentanove sottosegretari (c’è anche un imputato in un

Eric Ciotti, paladino della « restaurazione dell’autorità dei genitori, degli insegnanti, dello Stato, della giustizia e del potere » gli fa eco, rifiutando l’idea che l’Acquarius possa approdare « in Corsica, a Nizza o a Marsiglia. » Per lui, « la destinazione della nave si trova sulle coste libiche ». Macron, invece, denuncia « il cinismo e l’irresponsabilità del governo italiano » rivelando tutta l’ipocrisia processo per turbativa d’asta, un altro per peculato e un terzo che ha patteggiato una pena per bancarotta fraudolenta). Il governo del cambiamento !!!

Matteo Salvini insiste : « l’Italia non sarà più il campo profughi dell’Europa ». In Francia, il deputato sarkozysta del suo governo che, come il precedente, ha chiuso le frontiere da tre anni a quanti sperano di rifugiarsi nel « Paese dei diritti dell’uomo ». Dove chi tenta di aiutare i profughi rischia il carcere. Dove un richiedente asilo puo’ morire sotto una tenda, solo, come è avvenuto mercoledi’ scorso a Strasburgo.

L’azione spregiudicata di Salvini, sostenuta da Di Majo, potrebbe anche portare alla revisione degli accordi di Dublino, che obbligano i profughi a chiedere asilo nel primo Paese dell’UE dove arrivano. Ma in una logica completamente diversa da quella auspicata da chi ha ancora una briciola di umanità. Salvini, infatti, è un razzista e un nazionalista (Di Majo, si sa, non è « né di destra né di sinistra ») e fa parte dei detrattori di una ripartizione regolamentata dei richiedenti asilo in seno all’UE. Per lui, come per Minniti e Amato prima di lui,  la soluzione è nel blocco dei profughi all’esterno delle frontiere europee. E tanto peggio se questo « esterno » è la Libia, dove la regola è  il carcere, la fame, la tortura, lo stupro, il ricatto. Una soluzione caldeggiata ufficialmente dagli amici di Salvini a Budapest, Varsavia, Praga e Bratislava e, ufficiosamente, da tutti gli altri, con Macron e la Merkel in testa.

Oltre ai barconi, sono gli Stati membri dell’Unione Europea ad andare alla deriva nel Mediterraneo…

Giustiniano

13 giugno 2018

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