In Italia, oltre 450.000 braccianti attraversano le campagne al ritmo delle stagioni : d’inverno le arance, d’estate il pomodoro, in primavera le patate, d’autunno la vendemmia. 100.000 vivono in condizioni di schiavitù. Il 20% sono italiani. Fino al 2010, all’articolo 8 del contratto di lavoro dei braccianti si poteva leggere che  « Ai lavoratori ai quali è conferito espressamente l’incarico di ‘capo’ è riconosciuta una indennità mensile di euro 100”. Il « capo » è il caporale.

“Invitiamo tutti a non andare domani a lavorare”, dice Ivan, studente-bracciante del Camerun, in un megafono, il 1° agosto 2011 alla masseria Boncuri di Nardo’. “Pacificamente, lotteremo contro tutti quelli che sfruttano la gente e che mangiano col nostro sangue. Vogliamo un contratto come tutti i lavoratori del mondo. Tutto ciò che c’è di bello al mondo si è ottenuto manifestando”. A Nardo’, dove le angurie, esportate in Francia e in Germania,  pesano mediamente 10 kg,  il lavoro è a cottimo, l’orario « da sole a sole », dall’alba al tramonto. Come ai tempi di Giuseppe Di Vittorio, a reclutare i lavoratori sono i caporali, che fanno pagare anche l’acqua da bere. Unica differenza : oltre ai pugliesi ci sono gli africani/e, i maghrebini/e,  i bulgari/e, i rumeni/e.

Grazie a quello sciopero viene introdotto nel Codice penale, nel 2011, l’articolo 603bis , successivamente modificato dalla legge 199 del 2016. Prima di allora lavoro nero, sottosalario, lavoro grigio, caporalato venivano puniati con una sanzione amministrativa. Una multa! Oggi caporali ed imprenditori possono essere perseguiti penalmente. Ma i ministri della Lega Salvini e Centinaio dichiarano di voler abolire la legge sul caporalato. Vadano a raccontarlo ai parenti di Paola Clemente, morta di fatica il 13 luglio 2015 mentre separava i chicchi più piccoli dai grappoli d’uva. O alla moglie e ai figli di Abdoulah Mohamed, stroncato dal caldo nel luglio del 2015 in un campo di pomodori fra Nardo’ e Avetrana. Gli altri morti, vittime del ricatto dei caporali e dello sfruttamento di padroni senza scrupoli, non hanno neppure il diritto ad un nome ed una tomba…

Giustiniano

17 giugno 2018

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