Il 7 settembre Fabian Tomasi, uomo-simbolo della lotta contro i pesticidi in Argentina, è spirato all’età di 53 anni. A 23 aveva iniziato a lavorare per un’azienda agricola dell’Argentina centro-orientale Doveva riempire i serbatoi degli aerei usati per l’irrorazione degli erbicidi sugli sterminati campi di soja di una provincia dove, progressivamente, hanno preso il posto dei pascoli tradizionali. I nomi degli erbicidi erano, e sono,  glifosato, propanile, endosulfano, cipermetrina…

Dalla sua cassa toracica spuntavano due braccia magre, la colonna vertebrale era deformata dalla scoliosi, le guance emaciate erano coperte da una barba fitta. La bocca, spalancata, sembrava cercare un’ultima boccata d’aria. Diabetico, Fabian che, come gli altri operai agricoli, lavora senza alcuna protezione (l’azienda non ne fornisce), comincia ben presto ad accusare dolori alla punta delle dita. Gli viene diagnosticata una neuropatia.

Seguono la perdita di elasticità della pelle, la riduzione della capacità polmonare, la perdita di peso, l’infezione di gomiti e ginocchia. Soffre ormai di una polineuropatia tossica grave, una sindrome che comprende un insieme di malattie infiammatorie e neurodegenerative che colpiscono il sistema nervoso periferico. Non è il solo. Nel 2014 suo fratello Roberto, esposto anche lui all’irrorazione di erbicidi, muore per un tumore al fegato. Nelle campagne circostanti il numero di tumori è il triplo di quello che si riscontra nelle città.

Fabian Tomasi scende in lotta perché sia riconosciuta la relazione fra la malattia e il mestiere che fa. La stampa internazionale ne parla. « Non siamo ambientalisti, siamo colpiti da un sistema di produzione che pensa a riempire le tasche di certuni piuttosto che a proteggere la salute delle persone » dice parlando degli effetti dei pesticidi sulla salute dell’uomo.

Fabian si batte in particolare contro il glifosato, la molecola prodotta da Monsanto e irrorata, in ragione di 300.000 tonnellate all’anno, sui campi argentini di soja transgenico. « Non c’è malattia senza veleno e non c’è veleno senza questa connivenza criminale fra le multinazionali, l’industria della salute, i governi e la giustizia. Oggi più che mai dobbiamo fermarli e per questo dobbiamo batterci, anche nelle circostanze più difficili, perché il nostro nemico è diventato troppo forte », dichiara.

Fabian Tomasi muore senza aver ottenuto un processo. L’Argentina non ha regolamentato l’uso dei pesticidi. Solo alcuni sindaci hanno limitato le irrorazioni sotto la pressione dell’opinione pubblica. Un mese fa, Monsanto è stata condannata, negli USA, a versare 289,2 milioni di dollari di risarcimento a un giardiniere americano, Dewayne « Lee » Johnson, affetto da un tumore incurabile causato dall’uso dei suoi prodotti.

« Non ho bisogno di soldi per il momento. Ho bisogno di vivere. Non sono imprese, sono operatori della morte. Quando moriro’, continuate a difendere la verità. » E’ il testamento di Fabian Tomasi, l’urlo dell’Argentina inquinata, la replica moderna del capolavoro di Edvard Munch.

Giustiniano

10 settembre 2018

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