Il tanto celebrato miracolo tedesco è basato, come e più che altrove in un mondo dominato dal neoliberismo, sull’aumento dei rapporti di lavoro “atipici”. Minijob, lavoro in affitto, lavoro part time, lavoro a tempo determinato. Sono 7.400.000 i lavoratori tedeschi che la cui base retributiva è di 450 euro mensili. Di questi, 4,7 milioni non hanno altre fonti di reddito.

I minijob non si sono rivelati un buon trampolino verso un lavoro ben retribuito. La Germania ha il triste primato del più alto numero di lavoratori a basso reddito d’Europa. A questi si aggiungono 1,2 milioni che vivono del sussidio pubblico di base Harz IV. Il 44% delle nuove assunzioni sono a tempo determinato, con la speranza di conquistare, un giorno, un contratto a tempo indeterminato.

Nel settore della metallurgia, in quello della logistica oppure alla posta si tratta, per un dipendente su dieci, di lavoro in affitto. Non sono situazioni transitorie, legate a picchi di lavoro, ma prestazioni programmate. L’eccezione è la regola. Questi lavoratori sono, evidentemente, indispensabili – da dieci anni il loro numero è in continua crescita – eppure il loro lavoro non è stabile.

Il lavoro in affitto, infatti, è molto conveniente per le imprese, che possono facilmente scaricare i rischi sui lavoratori. I lavoratori in affitto sono una massa di manovra facile da licenziare, se lo si ritiene opportuno, semplice da gestire dato che chi spera in un contratto a tempo indeterminato chiude il becco e soddisfa ogni tipo di esigenza.

Sono lavoratori che lavorano come gli altri ma vengono pagati spesso molto meno. Anche quando questi tipi di rapporti di lavoro sono trasformati in contratti a tempo indeterminato, cio’ avviene dopo un periodo di prova ingiustificatamente lungo. E’ cosi’ che la ruota della storia viene fatta girare al contrario. Per un milione di lavoratori in affitto  i diritti del lavoro, conquistati decenni fa, valgono solo in parte.

E questo indebolisce anche chi ha un lavoro fisso. I lavoratori  in affitto sono una continua minaccia per loro, costretti ad essere meno rivendicativi. Minijob, lavoro in affitto e lavoro a tempo determinato sono coperti, in parte, da un’assicurazione sociale. Ma non sono sicuri.

Giustiniano

11 settembre 2018

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