CASABLANCA – Ad-Daru L-Bayda in arabo vuol dire casa bianca, un nome che si trascina dietro una premonizione. Tant’è che percorrere oggi la costa atlantica dalla caotica metropoli marocchina resa celebre dalla pellicola di Curtiz sino alla porta del continente che è la Tangeri dai mai sopiti contorni coloniali è come fare un viaggio a ritroso nel boom edilizio. Stessa speculazione che Italia, Spagna, Grecia, le coste dell’ex Jugoslavia e Turchia hanno conosciuto in epoche diverse. Quella febbre del mattone divoratrice di campagna che dilata le periferie cittadine per decine di chilometri e ha creato la metamorfosi letale di spiagge e coste.  Un moto che incarna il desiderio di status fatto di seconde case utili per le tradizionali vacanze, d’investimento sicuro e fruttuoso per la famiglia, di capitali rivolti all’industria turistica per tutte le tasche. Dove chi sorride più d’ogni altro è l’imprenditore del calcestruzzo, da noi palazzinaro qui mqawl bna’. L’esempio locale del Ligresti o Caltagirone, non diciamo Berlusconi perché ancora non maneggia tivù e politica, è Anas Sefrioui cinquatreenne di Fès, figlio di suo padre nel senso che ha interrotto gli studi per lavorare nell’azienda di famiglia e naturalmente l’ha ampliata con iniziative sempre più ambiziose. Sua è l’Addoha Douja Promotion, multinazionale del mattone di cui detiene il 62% di capitale azionario che ammonta a 25 miliardi di dirham. Il lancio iperbolico del suo cimento nel cemento fu il grande piano edilizio avviato a metà anni Ottanta da re Hassan II per risollevare le condizioni abitative di milioni di marocchini ferme da secoli. Non solo le antiche medine delle città ma l’enorme contorno apparivano come una gigantesca baraccopoli con condizioni igieniche disastrose. Il re dittatore iniziava a lanciare il piano casa poco tempo dopo aver fatto strage di sudditi, la carota successiva al bastone fu l’interessarsi della disperazione abitativa del popolo. Occorreva realizzare edifici decorosi dotati d’acqua corrente e servizi e abbattere le bidonville. Finanziamenti vennero dal governo di Abu Dabhi coi suoi molto più pesanti dirham, i Sefrioui mettevano tecnica e manodopera creando accanto al nuovo volto del Marocco contemporaneo l’impero dell’Addoha. Oggi quell’impresa è così forte che calamita i piani edilizi più grandiosi, quello di Plage des Nations che cementifica un paesaggio rimasto intatto per secoli, è uno di questi. La malleveria reale, che rende assai chiacchierato Sefrioui come copertura finanziaria di operazioni del fratello dell’attuale sovrano, ha offerto il benestare a un intervento che le leggi vigenti sull’impatto ambientale potevano vietare. Invece niente. Come nulla è stato fatto per impedire che l’ultima autostrada, che corre per 225 km da Marrakesh ad Agadir, voluta dal casato e inaugurata nel giugno scorso dal principe Rachid per un costo di 8 miliardi di dirham locali, prevedesse oltre alla scontata espropriazione di terre anche l’abbattimento di dodicimila piante di Argan, da cui si ricava l’olio per uso estetico, e alberi d’alto fusto. Fra il bisogno sociale d’alloggio e il business per i costruttori che da anni ne consegue ci sono anche soggettivismi e vizi dei disperati della povertà. Non sono poche le famiglie che hanno rivenduto a terzi la casa ricevuta tornando a vivere nelle casupole, mentre altri appartamenti sul lungomare della capitale restano vuoti perché l’assegnatario reclama in sua vece un terreno su cui edificare per proprio conto. Queste soluzioni adottate decenni or sono hanno prodotto nient’altro che nuove casupole a due-tre piani, i proprietari vivono in uno e affittano il resto ricavandone reddito. E’ il fai da te sottoproletario contrapposto ai privilegi di chi è garantito dal lavoro statale. Sempre in fatto d’immobili, non quelli di proprietà ma altri fruibili per le vacanze, un buon numero di strutture presenti sulla costa sono affittate dai Comitati di Opere Sociali che stabiliscono presenze e turnazioni delle famiglie beneficiarie, quelle in un cui membro lavora per ministeri, amministrazioni, corpi militari e simili. C’è però chi indignato denuncia come siano sempre gli stessi ad avere diritto alla casa-vacanza. Questo perché i funzionari addetti alle graduatorie cadono in facili corruzioni o stabiliscono collusioni neanche tanto velate coi rappresentati delle categorie che devono fruire del servizio. I sindacalisti sarebbero figure avvantaggiate proprio per il ruolo di rappresentanza dei lavoratori e vengono così “ammorbiditi” a suon di soggiorni negli appartamenti marini affinché garantiscano la pace sociale. Un altro volto dei costumi e degli abusi in cui si dibatte la società marocchina in questo per nulla diversa da quell’Occidente che le sta più a nord.    Enrico Campofreda, 29 luglio 2010

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