I nuovi dazi doganali imposti lunedi’ sera dal presidente USA Donald Trump su prodotti cinesi per un valore pari a 200 miliardi di dollari non sono, prevedibilmente, l’ultimo episodio della guerra commerciale fra Pekino e Washington. Anche imprenditori cinesi prevedono che lo scontro potrebbe ancora durare decenni.

E’ chiaro, infatti, che un conflitto di questo tipo non puo’ essere risolto con un paio di incontri al vertice. Un conflitto che non è certo iniziato con l’ingresso di Trump alla Casa Bianca. Ad esempio, già nel 2009, dopo lo scoppio della crisi finanziaria,  la Cina sosteneva la necessità di creare una moneta sovranazionale di riferimento. Si trattava di un attacco alla posizione dominante del dollaro. Nell’attuale conflitto non si tratta solo di dettagli nei rapporti commerciali. Esso esprime piuttosto uno spostamento duraturo dei rapporti di forza economici e geopolitici mondiali.

C’è da un lato la vecchia superpotenza USA, che per decenni, quando non aveva concorrenti, ha promosso la globalizzazione neoliberista ed ha ora un presidente fascistoide che è convinto che il libero commercio non sia sempre la cosa migliore. Dall’altro lato c’è la Repubblica popolare cinese, trasformatasi negli ultimi anni da banco da lavoro del mondo in nuova potenza nel capitalismo globale.

Giustiniano

19 settembre 2018

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