Martedi’ scorso, la Casa Bianca ha pubblicato un elenco di merci cinesi sull’importazione delle quali sarranno applicati, da lunedi’, in un primo tempo, diritti doganali pari al 10%, che, dall’inizio del 2019, saranno portati al 25%. Si tratta di importazioni per un valore di 200 miliardi di dollari, corrispondenti alla metà (circa) del deficit commerciale annuale USA-Cina. E’ lecito supporre che l’importazione di gran parte di questi prodotti dipenda molto dal loro prezzo e che non possano essere venduti un 10 o perfino un 25% più cari. Gli importatoiri USA dovranno cercare altri fornitori. Ed è’ improbabile che vengano prodotti negli USA.

Il deficit commerciale degli USA con la Cina sarà ridotto, ma quello con il resto del mondo aumenterà. L’anno scorso la Repubblica popolare importava merci per 130 miliardi di dollari dagli USA. La reazione è stata moderata. Un dazio speciale è stato applicato solo a 60 miliardi di dollari di importazioni provenienti dagli USA. Ma la vera sorpresa è arrivata due giorni dopo. La Cina ha ridotto diversi dazi sulle merci importate in generale. Evidentemente, il governo di Pekino si sforza di compensare l’onere per i cittadini e le imprese dovuto al rincaro delle importazioni dagli USA e di trovare come sostituirle importandole da altri paesi.

Tutto questo è in linea con la strategia economica della Cina, che mira a ridurre la dipendenza del paese dalle esportazioni. Nel 2006, prima della crisi economica, le esportazioni cinesi rappresentavano il 35% del PIL. Una quota elevata per un paese cosi’ grande. Nel 2017 la quota si era ridotta della metà, al 18%. Una politica economica che potrebbe essere utilmente seguita da altri paesi, fra i quali il nostro.

Giustiniano

23 settembre 2018

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