Martedi’ 2 ottobre un soffio di lotta di classe attraversa la cittadina svizzera di Vevey, sulla riva soleggiata del Lago di Ginevra, quando, verso mezzogiorno, oltre 400 dipendenti degli stabilimenti della Nestlé in Germania arrivano con bandiere e striscioni davanti alla sede centrale della potente multinazionale alimentare.

Motivo della protesta davanti al palazzo di vetro è l’intenzione della direzione di Nestlé di ristrutturare il gruppo tagliando 1000 posti nei soli stabilimenti tedeschi. L’obiettivo del nuovo presidente del CdA è un profitto del 18,5%. « Quando avranno raggiunto il 18,5% non si fermeranno, ma vorranno aumentare fino al 19, al 20, al 22% » prevede il rappresentante del sindacato internazionale del settore alimentare, ristorazione e alberghiero. E’ una spirale fatta di taglio dei posti di lavoro, ristrutturazioni e aumento dei ritmi.

Le fabbriche di Ludwigsburg (Baden-Württemberg) e Weiding (Baviera) rischiano la chiusura, mentre in quelle di Biessenhofen (Baviera), Singen (Baden-Württemberg) e Lüdinghausen (Renania-Westfalia) sono annunciati chiusure parziali e forti riduzioni di personale. Dietro la richiesta di un forte aumento dei profitti c’è il grande azionista Daniel Loeb, titolare dell’hedgefond « Third Point », che ha investito tre miliardi di euro nel gruppo e vuole essere adeguatamente remunerato.

I lavoratori tedeschi non sono i soli ad essere colpiti. I militanti del sindacato svizzero UNIA, che li accolgono,  parlano delle  dure condizioni di lavoro nella produzione del caffé. Un sindacalista latino-americano scandisce “El pueblo unido jamàs serà vencido ». Quello che viene da più lontano è Fahmi Panimbang, indonesiano. Porta la solidarietà dei rappresentanti sindacali delle fabbriche della Nestlé dell’arcipelago e sottolinea un altro problema : le conseguenze devastanti della produzione dell’olio di palma in gigantesche piantagioni dove le condizioni di lavoro sono estremamente precarie. L’olio di palma è una base importante per la produzione di alimenti. Alla sua produzione lavorano in molti. Anche per Nestlé.

« Nestlé siamo noi, non voi » scandiscono i sindacalisti all’indirizzo dei dirigenti, che evitano un bagno di folla e preferiscono ricevere una piccola delegazione, che consegna un appello firmato da 17.000 persone. La rivendicazione è chiara : « Le persone vengono prima dei profitti – Fermate i programmi di riduzione del personale per aumentare i guadagni a spese dei dipendenti ». La marcia fino alla « tana del lupo » basterà a fermare il progetto ? I sindacalisti presenti ne dubitano. Ma hanno mostrato la loro forza e la loro volontà di lottare. E’ solo un inizio.

« Senza lottare non si va in nessun posto » aggiunge un altro sindacalista, del Consiglio di fabbrica di Biessenhofen, che rischia una parziale chiusura e forti tagli. E’ salito sul pullman alle tre del mattino per essere davanti alla sede centrale a mezzogiorno. « Non c’è niente di più bello che essere qui, affrontare la direzione e dire che non ci puo’ snobbare. Tutti i lavoratori di Nestlé, che siano in Africa, in Asia, in Australia, in America oppure in Europa, devono restare uniti contro questa smania di profitto. Altrimenti andremo tutti a fondo”.

Giustiniano

3 ottobre 2018

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