«La legalità era anche quella dei campi di concentramento, di Hitler. Dobbiamo ribellarci quando le leggi sono ingiuste. So che non è facile, perché abbiamo degli obblighi, ma abbiamo sempre il modo di far passare messaggi di legalità. Altrimenti, alla fine, tutto si riduce a che cosa? Sono agli arresti per reato di umanità». Lo sguardo provato, ma sorridente, dopo tre ore di interrogatorio e due giorni chiuso in casa, come imposto dal gip di Locri, che gli contesta i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e l’affidamento diretto della raccolta differenziata a due cooperative sprovviste dei requisiti. Domenico Lucano, sospeso dalla carica di sindaco di Riace, ora, dice la sua verità, ribadendo un concetto che da anni va predicando: la legalità non è sempre giustizia. E con la voce rotta dall’emozione, al Dubbio, racconta tutto, come sempre senza peli sulla lingua.

Sindaco, una domanda preliminare: come sta adesso?

Mi sento amareggiato.

Parliamo delle accuse: l’affidamento della raccolta differenziata. Cosa ha detto al giudice?

Che quando sono diventato sindaco Riace era piena di rifiuti, era il mio incubo. Ma piano piano abbiamo fatto passare il paese da 2 a 4 stelle Legambiente. Abbiamo fatto tutto con le cooperative, porta a porta, abbiamo spiegato ai cittadini che non si devono bruciare i rifiuti, abbiamo portato la pulizia e la luce. Mi stanno arrestando per cosa? Per la mancata iscrizione delle coop all’albo. Ma io facevo riunioni ogni pomeriggio, ricordo la processione di disoccupati che venivano per lavorare. Ho dato lavoro agli ultimi, abbiamo creato l’isola ecologica.

Qualcuno dice che si è arricchito così e con l’accoglienza. È vero?

Io ero un assistente di laboratorio, prendevo 1400 euro, ora ne prendo 1050. Ho ricevuto diversi premi in denaro per il mio progetto, ma non ho mai tenuto nulla per me. Ho dato quello che avevo a tutti. Praticamente, cosa ci ho guadagnato, se non risol- vere il problema dei rifiuti ammassati nelle strade e trasformarli da problema a risorsa? Ci sono le ecomafie, l’inquinamento dei mari, c’è una criminalità che controlla il ciclo dei rifiuti. Io ho cercato di fare luce e devo pagare per questo? Mi sembra una cosa assurda. Quando sono diventato sindaco, c’erano i contenitori di rifiuti esterni pieni di percolato, d’estate la spazzatura era ammassata e mi vergognavo come sindaco, perché poi qualcuno dava fuoco ai cumuli.

Perché l’hanno arrestata allora?

Gliel’ho chiesto: lo merito per questo motivo? Il gip mi ha risposto: sappiamo tutti che non ha toccato un euro, ma sa, sindaco, esiste anche il reato di umanità.

E sui matrimoni combinati?

Io parlavo ironicamente, era una sorta di dibattito politico, lo facevo apposta: meglio fuorilegge che non come Minniti, che fa accordi con i capi tribù libici. Ma loro hanno estrapolato solo un’informazione da quel dialogo, trasformandola in ciò che non è. Poi perché dicono al plurale? È stato solo un matrimonio e non era mica combinato, era tutto regolare. Parlano di matrimoni come fossi un’agenzia matrimoniale. Per me era importante salvare anche una sola persona dalla strada o da problemi più gravi, evitare quello che è accaduto a Becky Moses vale tutta una vita, come sindaco. Era giusto quello che è successo a lei? Ho un incubo nell’anima a pensare che era in accoglienza a Riace ed è andata a finire a San Ferdinando per morire in quel modo. Chi ha pagato per lei? Ho agito per evitare che altre Becky facessero quella fine.

Il modello Riace rimane intatto, dunque?

Il gip ha detto che nessuno mi contesta questo. Il mio paese non ha avuto più soldi degli altri, con gli stessi soldi abbiamo fatto accoglienza e integrazione, per questo il mondo guarda a Riace. E sanno tutti che non ho rubato un euro. Io non voglio niente. Noi pensiamo che il mondo giri sui soldi, ma per me non è stato così, ho messo la mia umanità a disposizione di tutti. E forse la rispetto più io la Costituzione che tanti altri. Si nascondono tutti dietro le regole, ma la prima regola della Costituzione, che nasce dalla Resistenza, è avere rispetto per la dignità degli esseri umani. E questi esseri umani non sono diversi per colore della pelle. Lo sono tutti allo stesso modo, non c’è differenza.

Nelle carte si legge che non aveva vergogna a parlare apertamente di ciò che faceva…

In 18 mesi hanno controllato ogni mio passo. Io ho sempre parlato liberamente, non ho segreti. Non ho cambiato modo di fare e loro hanno fatto una radiografia di tutto ciò che sono. Non ho nulla da nascondere e la mia era una provocazione: meglio spregiudicato che disumano.

Simona Musco

da il dubbio

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