Lunedi’ è iniziato a Parigi un processo contro l’UBS, la più grande banca svizzera, per un’evasione fiscale plurimiliardaria senza precedenti. Alla banca e a sei dei suoi dirigenti viene rimproverato di aver contattato illegalmente ricchi francesi per aiutarli ad evadere le tasse. Secondo quanto appurato dalle indagini della Procura, UBS ha gestito per questi clienti, in Svizzera, in Lussemburgo e in altri paradisi fiscali, 38.000 conti cifrati o off-shore, oltre che fondi anonimi, trust o fondazioni dotati, complessivamente, di 10 miliardi di euro (si tratta di una stima). Sottraendo al fisco francese parecchi miliardi.

Rappresentanti della banca avvicinano ricchi francesi in occasione di ricevimenti, concerti, tornei di tennis e di golf o altri eventi esclusivi  proponendo loro l’aiuto dell’UBS per eventuali progetti di evasione fiscale. Una volta trovato l’accordo, i « consulenti » pensano a tutto : dalle rimesse mascherate al trasporto dei soldi oltre frontiera fino al pagamento dei guadagni in contanti o alla loro collocazione all’estero.

Tutto va liscio dal 2004 al 2012 e potrebbe continuare. Ma Nicolas Forissier, controllore della filiale francese di UBS, che deve sorvegliare il regolare svolgimento degli affari, si insospettisce, accorgendosi che alcuni impiegati incassano grossi premi senza motivi apparenti e mettono in conto spese superiori a 50.000 euro annui. I suoi sospetti che si tratti di affari illegali sono confermati. Alcuni di questi « consulenti », presi dal panico per timore di essere perseguiti, gli spiegano il meccanismo, mostrandogli dei documenti. Nella « contabilità parallela » si parla di « latte » e di « mungitura delle vacche », mettendo un pizzico di folclore svizzero nelle pratiche mafiose dell’UBS.

Forissier si rivolge ai suoi superiori, che lo bloccano. Avverte la sorveglianza bancaria, poi la guardia di finanza e, infine, l’amministrazione fiscale. Ci vogliono anni perché vengano avviate delle indagini. Forissier viene licenziato per « calunnia » e lavora oggi come direttore di filiale presso una piccola banca cooperativa francese con un salario che corrisponde ad una frazione di quello che percepiva all’UBS. « Non ho scelto di diventare un whistleblower (talpa) » dice. « Ho lavorato nell’ombra e non ho mai cercato di mettermi in luce ma voglio che, almeno, si riconosca che ho fatto il mio dovere ».

Quattro mesi fa, il senatore del PCF Eric Bouquet, autore di un libro sull’evasione fiscale, propone Forissier per un’onorificenza. Senza successo. « Sbatto contro un muro di silenzio » dice. « E’ sintomatico del modo in cui si trattano le « talpe » in Francia ». Il processo ha rischiato di non iniziare neppure. Anni fa, negli USA, è venuto alla luce un affare simile riguardante UBS. Ma la banca, dietro pagamento di una multa di 780 milioni di dollari, ha evitato il processo. Le trattative fra autorità francesi e UBS, invece, sono fallite, dato che la banca non ha accettato di pagare una multa di 300 milioni di euro.

L’accusa non ha citato Nicolas Forissier come testimone al processo. Il suo avvocato,William Bourdon, storico difensore dei diritti dell’uomo,  lo considera un buon segno : « dimostra che i tentativi della banca di screditare il mio cliente e le sue dichiarazioni non hanno avuto successo e che le prove sono schiaccianti ».

Giustiniano

9 ottobre 2018

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