Il 4 ottobre hanno scioperato, in Gran Bretagna, i dipendenti delle catene fast food e gli addetti alle consegne a domicilio. Sono  giovani, precari e in gran parte immigrati, impiegati nella gig economy, un modello economico, sempre più diffuso, in cui i lavoratori, quasi 4 milioni,  sono tutti in proprio, dove non esiste il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato, ma si lavora on demand, cioé quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenza. Domanda e offerta vengono gestite online attraverso piattaforme e app dedicate (esempi: Deliveroo e Foodora).

A Brighton, per la prima volta nella storia della ditta, si è scioperato in due pubs che appartengono alla catena « Wetherspoons ». A Brixton, Crayford, Cambridge e Watford i dipendenti di McDonald si sono astenuti dal lavoro. Si sono uniti a loro quelli della catena di steakhause « TGI Friday’s » di Milton Keynes e dei quartieri londinesi di Covent Garden e Stratford. Rivendicano condizioni di lavoro corrette e salari minimo di 10 sterline orarie. Si sono uniti alla protesta gli addetti alle consegne, in bici e in moto, che lavorano per le piattaforme online « Uber Eats » e « Deliveroo ».

Tutti gli scioperanti si sono dati appuntamento a mezzogiorno per un comizio a Leicester Square, a Londra. Sono stati ricevuti, fra gli altri, dal portavoce per la politica economica del Labour John McDonnell, che ha detto ai partecipanti : « Siamo mobilitati in un unico movimento. Il Labour e i sindacati sono insieme . Il prossimo governo laburista introdurrà il salario minimo di 10 sterline orarie. » Attualmente, quelli che hanno più di 25 anni guadagnano 7,25 sterline all’ora, quelli fra i 18 e i 20 5,90 e gli apprendisti 3,70.

Lo sciopero è stato significativo a causa della bassissima età media, intorno ai 20 anni, dei partecipanti. E’ proprio l’età di quelli che i sindacati britannici non riescono a raggiungere. E invece è proprio fra i salariati con le condizioni di lavoro meno sicure che da un po’ di tempo c’è movimento. E’ merito, da una parte, di categorie combattive, affiliate alle TUC, come quella della Bakers, Food and Allied Workers (BFAWU). Ma dipende anche dall’impegno di organizzazioni indipendenti più piccole, come gli Industrial Workers of the World (IWW) e l’Independent Workers Union of Great Britain (IWGB), sempre più rappresentate soprattutto nella gig economy. Oggi, martedi’, la IWGB organizza già la seconda giornata di sciopero dei tassisti londinesi contro Uber.

Le lotte fanno scuola anche nella gastronomia. Quando, nel pub « Ivy House » nel sud di Londra, alcuni dipendenti sono stati licenziati, gli altri sono entrati immediatamente in sciopero. Con successo : dopo 24 ore di astensione dal lavoro i licenziati sono stati riassunti. Presto movimenti simili potrebbero sorgere in altre parti della Gran Bretagna. In molte città, la giornata d’azione del 4 ottobre è stata accompagnata da manifestazioni di solidarietà. Le lotte vittoriose sembrano essere contagiose.

Giustiniano

9 ottobre 2018

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