Nel 2016, all’indomani delle prime polemiche seguite all’invio degli ispettori dello SPRAR a Riace, tale Pietro Domenico Zucco accusa Domenico Lucano di essere una specie di padre padrone, che sfrutta gli immigrati facendoli lavorare, per pochi soldi e in nero,  al posto degli italiani. Sostiene di aver lavorato ad uno dei progetti di accoglienza gestiti da Lucano, che lo avrebbe cacciato via quando ha osato lamentarsi per non  essere stato pagato. Afferma che Lucano pensa solo ai neri, che il Comune non spende un soldo per le famiglie in difficoltà ed altre simili amenità.

Amenità ? Non la pensano cosi’ Matteo Salvini e i suoi amici fascioleghisti. Nel suo tweet del 6 ottobre, il ministro dell’Interno consiglia “a chi ha 2 minuti” di “leggere cosa dice questo cittadino di Riace parlando del sindaco… ». Tanto credito viene attribuito da Salvini, e prima di lui, guarda caso, da Gianni Alemanno e dalla sorella d’Italia Giorgia Meloni, all’ex gestore del ristorante « La Scogliera », di proprietà di Cosimo Leuzzi, oggi al 41 bis, confiscato in seguito dalla DIA.

Pietro Domenico Zucco, vice-sindaco di Riace quando il paese era semiabbandonato, non ha mai lavorato per progetti SPRAR. Invece,   oltre al ristorante « La Scogliera », ha gestito la cava di Stilo di Vincenzo Simonetti, affiliato alla cosca Ruga-Metastasio. E infatti, secondo la DDA di Reggio Calabria, Zucco è un prestanome della ‘ndrangheta. Tutto smentito dal suo avvocato, Francesco De Agostino. L’implacabile accusatore di Domenico Lucano è  iscritto al partito « Noi con Salvini ». Sarà un caso ?

Giustiniano

11 ottobre  2018

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