Negli anni successivi alla II guerra mondiale decine di migliaia di braccianti, di contadini, di reduci, di pastori, di donne disperate danno vita, ancora una volta,  a un grande movimento per la conquista della terra. Sono i discendenti dei « briganti » dell’800, della legge Pica, i sopravvissuti delle guerre altrui a scendere dai calanchi dell’Aspromonte alla Piana di Gioia Tauro, dalle Serre, dall’altopiano del crotonese, dalla Sila. Invadono i latifondi incolti. Vogliono terra per lavorare e produrre per sé stessi e la collettività.

Dopo le cariche alla Ferdinandea, a Polistena, a Strongoli, ad Isola, il 30 ottobre del 1949 la Celere di Mario Scelba spara a Melissa sui contadini con gli scarponi chiodati, sulle donne scalze che liberano dai rovi la  terra del feudo Fragalà, occupato abusivamente, oltre un secolo prima, dai baroni Berlingeri, e innestano degli alberi selvatici. Applicano l’articolo 1 della Costituzione : « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… ». Ma incontrano uno Stato che non è mai stato il loro. Il sangue di Angiolina Mauro, 23 anni, di Antonio Zito, 15 anni, di Francesco Nigro, 29 anni,  inzuppa la terra .

«Il passato di tanti anni fa/alla fine del quarantanove/è il massacro del feudo Fragalà/sulle terre del Barone Breviglieri/Tre braccianti stroncati/col fuoco di moschetto/in difesa della proprietà/Sono fatti di ieri», canta Lucio Dalla. E il poeta calabrese Franco Costabile, lasciando la sua terra, scrive :  «Ce ne andiamo via / dai paesi più vecchi e più stanchi / via dai feudi / via dai baroni / o / via dai pretori, dalla polizia, dagli uomini di onore».

L’esercito di contadini ritorna nei paesi, portandosi i morti a dorso d’asino e i feriti legati ai basti. Sulle spalle le armi con cui vanno a combattere : pale, vanghe, picconi. Come i loro antenati « briganti », diventano  un esercito di migranti. Molti muoiono nelle miniere del Belgio, nelle fonderie tedesche, nei cantieri svizzeri. Il 90% delle loro rimesse finanzia il « miracolo » economico degli anni ‘60. La Calabria, dove vive un popolo di contadini senza terra, diventa una terra senza contadini, di case abbandonate, di paesi deserti.

Eppure la dignità, la fierezza, la volontà di riscatto non sono morte. C’è ancora Riace. E il suo sindaco, Domenico Lucano…

Giustiniano

17 ottobre 2018

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