Un aereo senza pilota vola su un terreno assegnato. Spia, osserva e, se gli viene ordinato, uccide. Generalmente, il luogo dove il drone viene impiegato è diverso da quello da dove viene guidato. La guerra dei droni non è una novità. Il primo ad introdurre l’uso di Unmanned Aerial Vehicles (UAV) per uccidere è il presidente USA George W. Bush, quando dà il via alla “war on terror”. Obama espande il programma e decide di far uso di droni letali anche all’esterno delle zone di guerra, dovunque potrebbero trovarsi terroristi potenziali. E’ lui a « normalizzare» gli « omicidi mirati ».

Si tratta dei cosiddetti « signature strikes », attacchi mirati nei quali i droni vengono usati per uccidere persone sospette, il cui comportamento è simile a quello di terroristi. Nella maggior parte dei casi non ci sono prove. Gli attacchi sono preventivi. E’ determinante il « racial profiling » : i sospetti sono generalmente di sesso maschile, di pelle scura, in età militare e vivono in zone nelle quali si pensa che esistano legami con gruppi terroristi come IS o Al-Qaida. Questi attacchi sono in contrasto con gli accordi di Ginevra. Infatti, le persone non hanno la possibilità di deporre le armi – la maggior parte non è neppure armata – o di arrendersi.

Le persone uccise vengono considerate come terroristi eliminati. Il problema è che sono solo sospetti. Gran parte dei prigionieri di Guantanamo è risultata innocente. Quando si uccide con i droni non c’è neppure un processo. Il cittadino britannico-saudita Shaker Amer ad esempio, rilasciato nel 2015, era stato catturato nel 2001. Se fosse stato considerato sospetto solo qualche anno dopo, oggi sarebbe morto e considerato come un terrorista eliminato. Secondo alcuni, a causa della distanza e della simulazione dell’ambiente circostante, il pilota di droni è « desensibilizzato ». Non si rende conto di essere un assassino. Come in un videogioco. In effetti, i patiti dei videogiochi sono candidati molto apprezzati. Secondo altri, invece, i piloti di droni percepiscono la morte che provocano anche più dei soldati regolari.

Dal 2017, con Donald Trump alla testa del governo americano, gli attacchi con i droni in paesi come l’Afghanistan, la Somalia e lo Yemen sono molto aumentati. Come riferisce il quotidiano britannico “Guardian”, nel 2013 Obama aveva reso più facili le autorizzazioni a procedere a “omicidi mirati” con i droni. Adesso Trump ne approfitta. Il drone viene apprezzato come strumento per la “Smart war”. I nemici vengono eliminati senza che i propri soldati siano uccisi. E non è tutto. Un’industria fiorente si sviluppa. La tecnologia si è estesa, raggiungendo da un lato il mercato dei consumatori e dall’altro settori come l’agricoltura, le infrastrutture, i media e le telecomunicazioni. Intelligenza artificale e riconoscimento dell’identità sono le prossime tappe.

Il governo americano ha iniziato a vendere droni durante la presidenza Obama. Sono sempre più numerosi i paesi che vengono in possesso di droni letali.  Il grande problema del futuro sarà che chiunque rifiuti un certo governo potrà essere assassinato e denunciato in seguito come terrorista…

Giustiniano

17 ottobre 2018

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