Quando il neopresidente brasiliano Jair Bolsonaro, discendente di emigranti veneti e tedeschi, minaccia delle purghe, saltano sempre fuori i nomi di due movimenti : MST e MTST. Il movimento dei senza terra MST lotta mediante le occupazioni per una riforma agraria e una ripartizione più giusta della terra. Il movimento dei senza casa MTST occupa case e superfici non edificate per lanciare un segnale contro il dramma abitativo. Non è un caso se Bolsonaro ha dichiarato che questi due movimenti sono il nemico pubblico numero 1. Si tratta, infatti, della voce dei poveri, che pongono in maniera radicale il problema della distribuzione sempre più iniqua delle risorse. Bolsonaro, invece, la vuole imporre. L’uomo rappresenta un miscuglio di socialdarwinismo fascistoide, di razzismo e di neo-liberismo.

Il programma di Bolsonaro suscita un’eco favorevole in una società permeata dall’odio di classe e dal razzismo. Da anni l’establishment conservatore aizza la gente contro i movimenti sociali. Molto prima delle fake news, i grandi media diffondevano rumori su senza terra e senza casa marchiati come « invasori ». Molti brasiliani sono stati conquistati da un’immagine distorta di pretesi attivisti « violenti, senza legge e senza voglia di lavorare ». Eppure nessuno occupa una casa o un pezzo di terra perché vuole, ma perché  deve farlo. Mentre milioni di case sono vuote, milioni di brasiliani non hanno un tetto. Mentre le multinazionali dell’agroindustria posseggono intere regioni e l’agrobusiness distrugge l’habitat dei piccoli coltivatori, milioni di lavoratori agricoli non hanno terra e vivono in condizioni estremamente precarie. I movimenti sociali sono una reazione a ingiustizie spaventose, eredità storica che il Brasile si porta dietro dopo secoli di sfruttamento coloniale, schiavitù e autoritarismo.

I movimenti sociali hanno una tradizione in Brasile. Dopo la fine della dittatura, nel 1985, si sono sviluppati in tutto il paese. Senza di loro, la fondazione del Partito dei Lavoratori, PT, è impensabile. Determinante il loro contributo alla Costituzione del 1988, che sancisce la libertà di opinione e di riunione. In molti casi, anche le occupazioni sono legali, grazie a particolari norme contenute nella Costituzione progressista. Pertanto la caccia alle streghe di Bolsonaro è anzitutto un attacco alla democrazia e l’espressione di una ristrutturazione autoritaria dello Stato. Un Brasile senza movimenti sociali significa un passo indistro appena immaginabile. Prima delle elezioni, Bolsonaro ha detto di avere in mente un Brasile « come 40 – 50 anni fa ».

Fra il 1964 e il 1985 ha imperversato una brutale dittatura militare. Migliaia di oppositori hanno dovuto lasciare il paese. A centinaia sono stati torturati e assassinati. Anche l’ex militare Bolsonaro, che considera i torturatori della dittatura dei modelli, auspica un Brasile senza oppositori nelle piazze. Il suo obiettivo è una svolta autoritaria, rovinosa per l’ambiente, reazionaria anche sul piano morale, indifferente ai diritti di indigeni, « neri », donne e omosessuali. La progettata interdizione dei movimenti sociali sarebbe il primo passo verso la dittatura. Il fatto che Bolsonaro voglia far tacere l’opposizione extraparlamentare mediante divieti e pene draconiane testimonia anche della sua paura di mobilitare movimenti sociali. In Brasile milioni di persone hanno una forte influenza sulla politica e sono in grado di far cadere il presidente.

Ai movimenti sociali servirà che le istituzioni democratiche del Brasile blocchino i propositi di Bolsonaro. Purtroppo la tendenza sembra diversa : prossimamente il senato voterà una modifica della legge in base alla quale, in futuro, le proteste dei movimenti sociali saranno considerate come « azioni terroristiche » e potranno essere punite con 30 anni di carcere. Non pochi pensano che la legge sarà approvata. Per i movimenti sociali il momento di scendere in piazza è proprio questo. Infatti la visibilità puo’ proteggere dalla persecuzione.

Giustiniano

3 novembre 2018

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